Il ricatto Thyssen: «Cassa integrazione ma niente processo»
Volete la cassa integrazione in deroga? Rinunciate a costituirvi parte civile al processo sulla morte dei vostri sette colleghi. Può essere riassunto così l’ultimo «ricatto» della Thyssenkrupp ai circa trenta operai ancora in organico nella fabbrica torinese teatro della strage del 2007. A fine mese scadrà, dopo due anni, la cassa integrazione straordinaria e ieri si è tenuto in Regione l’incontro per quella in deroga. Ma si è concluso con un nulla di fatto.
L’azienda, che deve richiedere l’ammortizzatore sociale, ha posto le sue condizioni: l’annullamento degli accordi precedenti e la rinuncia da parte degli operai a rivalersi nei suoi confronti. Una richiesta che ha scatenato l’ira dei sindacati e del parlamentare Pd Antonio Boccuzzi, ex operaio della multinazionale.
Estorsione «Si tratta di un ricatto, anzi di un’estorsione nei confronti di lavoratori che per avere un diritto devono sacrificarne un altro», ha commentato l’esponente democratico: «ThyssenKrupp ha condizionato l’avvio della procedura, così come un eventuale incentivo all’esodo, alla rinuncia da parte dei dipendenti alla costituzione di parte civile nel processo».
Non è la prima volta che ci prova: già nel 2008 il gruppo di Düsseldorf aveva imposto agli operai in cambio dell’incentivo alle dimissioni volontarie un accordo definito tombale, perchè escludeva per il futuro qualsiasi contenzioso con i dipendenti che lasciavano l’azienda. Alcuni firmarono. Diversi però, scoperto l’inganno, impugnarono il documento e vinsero la causa.
«Vista la gravità della situazione in cui si trovano oggi questi operai mi sarei aspettato una presa di coscienza da parte dell’azienda – ha aggiunto Boccuzzi – Non offrire a questi dipendenti l’opportunità della cig in deroga vuol dire metterli su una strada».
La vicenda. Dopo due anni il due marzo scadrà la cigs. Secondo l’ultimo accordo – ancora valido per i sindacati – entro quella data l’azienda avrebbe dovuto impegnarsi a ricollocare i dipendenti, per i quali era previsto anche un incentivo all’esodo volontario. «Ma due mesi fa ThyssenKrupp ha avviato una procedura di mobilità nella logica di rendere obbligatori i licenziamenti», dice la Fiom-Cgil.
Per questo, all’incontro di ieri i sindacati hanno chiesto il ritiro della mobilità obbligatoria e l’avvio di un percorso di cassa in deroga di 8 mesi, con il prolungamento degli incentivi all’esodo. Ma niente. «Le richieste dell’azienda sono una vera provocazione – ha commentato Fabio Carletti, della Fiom-Cgil di Torino – Noi ribadiamo la validità dei vecchi accordi incentrati sulla ricollocazione dei lavoratori e metteremo in campo tutte le iniziative, anche legali, per farli rispettare, nella logica di garantire un futuro fatto di lavoro e non di espulsione dal ciclo produttivo».
di Giuseppe Vespo su “l’Unità”







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