I dipendenti si iscrivono alla Cgil e il titolare chiude l’azienda
Ha suonato, è entrato, ha consegnato la posta e se ne è andato. Il postino non poteva sapere che l’azienda avrebbe subito dopo sprangato il cancello, lucchettato la porta e chiuso i battenti a doppia mandata. Eppure ieri mattina i venti operai della Cosmetic Service & Packaging si sono trovati bloccati fuori dalla fabbrica di fronte a un foglio di carta scritto a penna che recitava: «Chiuso». Per crisi? Per ferie? Per cosa? Perché nelle diciotto buste consegnate dal postino c’erano altrettante tessere della Cgil. E Michele Ceolin, il titolare dell’azienda, si è sentito tradito da chi aveva «sempre trattato come un figlio».
A sentir lui, infatti, nei quindici anni di attività della sua piccola azienda di Marcon, comune di cintura del Veneziano, non c’erano mai stati problemi e quelli che c’erano sono sempre stati risolti «in famiglia». «Non che ci fossero problemi diversi da tante altre aziende – spiega Carlo Bergamin, uno dei venti operai della ditta di cosmetici rimasti fuori dalla porta – Andava tutto bene, ci siamo rivolti al sindacato solo perché siamo tutti giovani e volevamo capire un po’ meglio se potevamo risolvere una serie di piccole questioni e come rapportarci al mondo del lavoro. Nulla di minaccioso».
Ma per far riaprire i cancelli (da oggi l’azienda dovrebbe riprendere la produzione come se niente fosse) è stato necessario l’intervento in prima persona del sindaco Pier Antonio Tomasi. A lui infatti si sono rivolti gli operai preoccupatissimi per la loro situazione. «E’ stata una reazione istintiva del titolare – dice il sindaco – non è una questione sindacale. E’ stata piuttosto una questione personale, uno scatto. Una reazione spropositata forse, ma adesso è stato tutto risolto».
E a giudicare dal sospiro di sollievo di Tomasi, è andata proprio bene. «La Cosmetic è una delle poche aziende della zona che è ancora in espansione – conclude – con i chiari di luna che ci sono…».
In realtà la questione non è del tutto chiusa. Ieri mattina infatti fuori dai cancelli sono rimasti anche gli ispettori del lavoro che avrebbero dovuto controllare una serie di locali per giudicare se erano idonei (l’azienda utilizza una serie di prodotti chimici per lavorare i cosmetici) a ospitare una donna in gravidanza alla quale, dicono dalla Cgil, non sarebbe stato concesso di andare in maternità in anticipo. «C’è un consulente del lavoro per queste cose – ribatte Ceolin – non è che la maternità si concede o no, ci sono delle regole da rispettare. E da noi è tutto quanto in ordine».
di Inviato su “Il Corriere della Sera”







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