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Il Brigante Rosso

L'informazione comunista

Di Girolamo si dimette tra gli applausi

Postato da admin il marzo - 4 - 2010

Doppietta invereconda del centrodestra. Al Senato sono state accolte le dimissioni di Nicola Di Girolamo, su cui pende, e ora può essere eseguito, l’arresto per i collegamenti con la ’ndrangheta, ma non, come chiedevano le opposizioni, la decadenza dall’incarico parlamentare. Mentre alla Camera il governo ha posto la ennesima, siamo oltre trenta, questione di fiducia su un decreto-legge relativo ad interventi urgenti concernenti enti locali e regioni.

Nell’un caso il centrodestra ha impedito un netto pronunciamento: che fosse il Senato a cacciare Di Girolamo, indegno di rappresentare gli italiani all’estero. Di più e di peggio: quando costui ha finito di motivare le proprie dimissioni (per «qualche sciocchezza, e qualche involontaria frequentazione») la maggioranza lo ha applaudito. Alle proteste delle opposizioni, il vicecapogruppo Pdl, Quagliariello, ha giustificato gli applausi come un «attestato di rispetto». E tale è il “rispetto” che sedici senatori della maggioranza hanno votato contro le dimissioni e altri dodici si sono astenuti.  Nel caso della fiducia posta alla Camera c’è un nuovo e più significativo segnale del malessere crescente nella maggioranza: nessun ostruzionismo era in atto che giustificasse questa decisione.

Con pochissimi emendamenti dell’opposizione in realtà vi era la certezza che se si fosse votato il decreto parti per parti la maggioranza avrebbe rischiato grosso.

In buona sostanza si tratta di un decreto-tampone che non affronta minimamente i drammatici problemi di gestione dei poteri locali. Per esempio  una delle principali cause della crisi è dovuta alla mancata copertura da parte del governo del gettito che era assicurato dall’abolita Ici. Il decreto non accenna nemmeno a questo enorme problema. Per giunta, considerato che è stato fissato un concorso dei comuni al risanamento dei conti pubblici pari, nel triennio 2009-2011, a 4 miliardi e 145 milioni di euro, per rispettare i vincoli imposti dal patto di stabilità essi saranno costretti in questo triennio a ridurre la spesa totale del 10%. Ma siccome la spesa corrente è difficilmente contraibile, a risentirne sarà la spesa per investimenti: -30%.

Ecco allora la necessità (per la quale erano stati presentati dall’opposizione alcuni emendamenti che però, per la fiducia, non potranno essere votati) di garantire la copertura totale del minor gettito Ici; ridurre l’obiettivo assegnato ai comuni dalla regola di stabilità; sbloccare i residui passivi per destinarli ad opere infrastrutturali per il rilancio dell’economia. Di tutto questo il decreto-legge non fa parola. Altro caso esemplare del carattere non solo riduttivo ma anche demagogico del decreto: il taglio indiscriminato del 20% (rinviato comunque da quest’anno all’anno prossimo) dei componenti i consigli e delle giunta comunali e provinciali. Non che una riduzione non sia necessaria, ma va commisurata alle realtà locali, applicando una serie di discriminanti.

Ma torniamo alle più generali difficoltà della maggioranza. Forse parlare di malessere è riduttivo. L’aria che tira, infatti, assomiglia di più al marasma. Prendiamo il caso Di Girolamo, e la differenza tra “dimissioni” e “decadenza”. Le prime sono un atto autonomo, magari perfino ammirevole, del contestato senatore, mentre l’altra avrebbe sancito l’illegalità della sua elezione, coinvolgendo nell’esecrazione generale l’intero centro destra. Si capisce che il Pdl abbia preferito scegliere le dimissioni, ma ha dell’incredibile che al suo interno si possa trovare qualcuno che credesse opportuno respingerle. Eppure è accaduto. Quanto all’ennesima fiducia posta alla Camera, se le fratture interne alla maggioranza arrivano a minacciare anche un decreto non particolarmente spinoso, vuol dire che il malato è davvero grave.

«Questo Pdl non mi piace», ha detto Fini, e le sue ragioni sono chiare. In un contesto politico sano, queste ragioni verrebbero affrontate dai dirigenti del partito con l’intenzione di fare tutto quel che è necessario per superarle. In questo contesto politico non accadrà. Perché ci sono le elezioni alle porte, ma anche perché un partito normale non esiste nel mondo di Berlusconi. Quindi si va avanti così, con fiducie insensate e dimissioni applaudite.

di Giorgio Frasca Polara su “Terra”

http://www.terranews.it/news/2010/03/di-girolamo-si-dimette-tra-gli-applausi-fiducia-alla-camera

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