Anno che viene, anno che va
Tra pochi giorni finirà finalmente il 2011 con la certezza che, comunque vada, sul piano personale, difficilmente l’anno che verrà riuscirà ad essere peggiore di quello appena trascorso.
Ma non è di me che voglio parlare.
Proviamo invece a fare brevemente il punto della situazione politica partendo, come si usava un tempo nelle vecchie sezioni del Partito Comunista Italiano, dal quadro internazionale.
Nonostante le rassicurazioni, la crisi internazionale continua a mostrarsi per quello che è, ovvero una crisi strutturale che investe l’intero sistema capitalista. Al declino del «mondo occidentale» fa da contraltare un sempre crescente ruolo politico ed economico di nuovi Stati emergenti, primi fra tutti quelli che compongono il BRICS. A tale situazione però le potenze imperialiste stanno cercando di reagire sia sul piano militare che su quello politico-economico.
Sul piano militare, «conclusa» la campagna di Libia, si sta già preparando l’opinione pubblica (e non solo, a giudicare dagli attentanti di queste ore a Damasco) alla sempre più imminente guerra contro la Siria che, di fatto, potrebbe rappresentare una semplice tappa di avvicinamento allo scontro finale USA-Cina da svolgersi in suolo iraniano, visto che la Repubblica Popolare Cinese ha fatto sapere, per bocca del suo presidente Hu Jintao, che è pronta ad adottare misure di rappresaglia contro ogni azione ostile nei confronti dell’Iran. Basterà tale minaccia a frenare l’arroganza espansionistica degli yankee e del loro premio Nobel per la pace guerrafondaio?
Sul piano politico-economico vi è invece un attacco frontale ai diritti sociali perpetrato in modo diretto dalle tecnocrazie economico-finanziarie che si sostituiscono alla sovranità popolare. Emblematiche sono le vicende italiane e greche degli ultimi mesi con il cambio dei rispettivi governi determinato, nella sostanza, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.
In Italia il quadro è ancora più complesso poiché vent’anni di berlusconismo ed antiberlusconismo ci lasciano in eredità una sinistra devastata e geneticamente modificata. Non si spiega altrimenti l’assenza di un che minimo movimento contro la guerra, le scene di giubilo che hanno accolto la nomina di Monti e, per ultimo, le critiche alla manovra finanziaria, non per le misure economiche da macelleria sociale, ma per la mancata messa all’asta delle frequenze televisive.
È questo il desolante contesto che ci consegna il 2011.
E il 2012? Il 2012 è ancora tutto da scrivere e, come spesso accade negli ultimi anni, noi comunisti ci presentiamo per l’ennesima volta impreparati e divisi, ciononostante qualche sprazzo di speranza si intravede non tanto per i vari indignati, no debito, popoli viola e chi più ne ha più ne metta, quanto per qualche timida reazione che si inizia a percepire nelle persone in carne ed ossa sulle quali questa manovra peserà come un macigno.
È da qui che bisogna ripartire, pena l’estinzione.
P.S. Ritornando a me. Una delle poche soddisfazioni del 2011 è l’aver consentito a migliaia di studenti fuorisede di poter votare ai referendum grazie al sito, da me ideato, Batti Quorum Bologna e, proprio con un post riguardante questa esperienza, parteciperò all’Enel Blogger Award 2012 per cui preparatevi che dal 18 gennaio si inizia a votare e mi serve una mano
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dicembre 23rd, 2011 at 22:04
mi trovi d’accordo nella sostanza. solo, non sono ottimista e mi aspetto un 2012 terribile. saluti e buon anno
dicembre 24th, 2011 at 12:42
Non ci sono motivi per credere che l’anno prossimo sarà migliore di quello che finisce, se non il gramsciano ottimismo della volontà. Se non è separata dalla volontà, però, vale la pena di coltivare la speranza…
Compagne e compagmi, auguri!
dicembre 28th, 2011 at 10:11
Auguri sinceri, anche se il 2012 sarà molto duro.
dicembre 31st, 2011 at 16:24
Il tuo riferimento alle sezioni, che quando c’erano ho frequentato poco ma adesso mi mancano tanto, mi spinge a manifestare quanto sia importante che si torni al confronto di idee “umano” che nelle sezioni si riusciva a fare. Un social network per quanto “giusti” siano i suoi contenuti, non è efficace nei confronti di tutti quelli che non partecipando a gruppi (indignati, viola,..) anche per il fatto che non capiscono il linguaggio che si parla in quelle piazze, lo sentono lontano dai loro bisogni e del computer hanno solo sentito dire che esiste. è fondamentale che da parte di “chi ci riesce meglio” ci si impegni a vivere sul campo, vicino alle realtà più disperate evitando di lasciarle cadere vittime dei gruppi di assistenza/riscatto clericali o delle tette e culi della televisione.
buon 2012.
dicembre 31st, 2011 at 16:34
@Emanuele non solo ti quoto, come si direbbe nel mondo dei social-network, ma soprattutto sottoscrivo il tuo commento, così come si usa dire nel mondo reale.