Addio a José Saramago
Tutti i grandi scrittori hanno una voce riconoscibile, ma José Saramago aveva saputo imporre all’orecchio dei suoi lettori qualcosa di più: una musicalità finalizzata non tanto a comporre lo spartito ideale per accogliere sequenze di frasi perfette, quanto a cercare il giusto ritmo per addentrarsi in ragionamenti sostenuti da una irrinunciabile tensione ideale. Il meglio di ciò che lo scrittore portoghese scomparso ieri a Lisbona ci ha lasciato si configura come una allegoria della condizione umana nell’epoca della sua massima esposizione alla fragilità, quella fragilità indotta dalla consapevolezza dello scarto tra il molto che la società dei consumi promette e il poco che mantiene; ma anche tra ciò che la nostra disponibilità al rigore morale ci fa vedere e ciò che deliberatamente intendiamo nasconderci. Leggi Tutto





Stefano Savona, palermitano di origini e fotografo professionista, dopo essersi occupato del dramma dell’immigrazione toglie il velo sulla tragedia della guerra. Piombo Fuso, racconto apparentemente distanziato, ma in realtà appassionato dei “danni collaterali” dell’intervento militare israeliano di un anno fa nella Striscia di Gaza, mostra la guerra dal punto di vista di «quei non-uomini, nonvivi che – come dice Savona – a Gaza non godono più neanche degli elementari diritti umani». Mentre è di questi giorni la notizia dell’ordine d’arresto per crimini di guerra, poi ritirato, da parte della magistratura britannica contro l’allora ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni.
“Le più belle poesie / si scrivono sopra le pietre / coi ginocchi piagati / e le menti aguzzate dal mistero. / Le più belle poesie si scrivono / davanti a un altare vuoto, / accerchiati da agenti / della divina follia.”: così scrive Alda Merini in La terra santa (Scheiwiller, 1984), e niente meglio di questi versi può dar conto di quella che è stata, oltre che una non comune voce poetica, una singolare e abbagliante vicenda umana. 



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