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	<title>Il Brigante Rosso</title>
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	<tagline type="text/html">Il Brigante Rosso</tagline>
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		<name>Il Brigante Rosso</name>
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	<modified>2008-05-17T00:33:31+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Non sono d’accordo con il compagno Ferrero]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/foscoesclusiva.jpg" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">E&rsquo; uscita ieri su Liberazione un&rsquo; ampia intervista al compagno Paolo Ferrero, che gi&agrave; nel titolo (&ldquo;Subito l&rsquo;opposizione a Berlusconi. La costituente ? Spacca la sinistra &ldquo;) appare &ldquo;pepata&rdquo; e provocatoria. Ne parliamo con il compagno Fosco Giannini, membro del Cpn, direttore de l&rsquo;ernesto.</div>
<div align="justify"><strong>Molte e pregnanti sono le questioni che Ferrero pone, in vista del Congresso del PRC, nell&rsquo;intervista su Liberazione. Vuoi provare ad entrare nel merito di tali questioni ?</strong></div>
<div align="justify">Le questioni poste da Ferrero sono davvero rilevanti. Anticipo subito che oltre ad essere tali, sono anche - dal mio punto di vista - particolarmente disorientanti e (sul piano politico e culturale) equivoche, ed &egrave; dunque importante affrontarle e smontarle immediatamente.  </div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Puoi iniziare ad affrontare la prima delle questioni poste da Ferrero: le ragioni della nostra drammatica sconfitta e delle responsabilit&agrave; della stessa. Cosa pensi del modo con il quale Ferrero &ldquo;legge&rdquo; tali questioni ?</strong></div>
<div align="justify">Lo dico con franchezza: &egrave; un modo particolarmente ambiguo e pericoloso, poich&eacute; non tende a rivelare la verit&agrave;, ma tende - strumentalmente - a rafforzare un&rsquo;idea di parte: quella - appunto - di Ferrero e della sua coalizione congressuale, un&rsquo;idea volta a proporre una inesistente &ldquo;terza via&rdquo; tra la costituente di sinistra rilanciata da Vendola e Giordano (anche dopo la sconfitta) e il rilancio, in Italia, di un partito comunista di lotta e di massa, come noi lo proponiamo. Ma veniamo al merito. Ferrero individua due questioni quali basi materiali della sconfitta: la delusione provocata nel nostro popolo dal governo Prodi e la costruzione sbagliata della Sinistra Arcobaleno, sbagliata poich&eacute; condotta (parole di Ferrero) &laquo;attraverso un&rsquo;operazione politica di vertice&raquo;. Cosa vuol dire? Che se non fosse stata di vertice sarebbe andata bene? In verit&agrave; &egrave; ci&ograve; a cui crede Ferrero, quando, riproponendo &ldquo;la federazione delle sinistre&rdquo; (con gli stessi soggetti dell&rsquo;Arcobaleno) rivela che la sua differenza dalla proposta congressuale Giordano - Vendola non &egrave; cos&igrave; grande e che, anzi, se non &egrave; zuppa &egrave; pan bagnato. Ora, Ferrero ha il buon gusto di affermare che lui stesso &egrave; da ritenersi uno dei maggiori responsabili della sconfitta, ed &egrave; vero: Ferrero &egrave; uno dei massimi responsabili della nostra disfatta, poich&eacute; ha appoggiato pienamente la linea del Congresso di Venezia, dove &egrave; stata ratificata la linea di tale disfatta, e ha appoggiato sino alla fine il governo Prodi, anche nel momento in cui si doveva invece rompere sul Protocollo del 23 luglio (welfare , pensioni, ratifica della Legge 30). Posso ricordare che i compagni de l&rsquo;Ernesto (chi parla al Senato e il compagno Pegolo alla Camera) avevano - al contrario di Ferrero - chiesto al Partito di non votare il Protocollo ed uscire dal governo, per non essere complici di una politica antipopolare che ci avrebbe (come &egrave; stato) fatto pagare prezzi salatissimi sia dal punto di vista dei rapporti di massa che dal punto di vista elettorale? Posso ricordalo?</div>
<div align="justify">Ma la questione oggi &egrave;: Ferrero ammette le sue gravi responsabilit&agrave;, ma &egrave; come se volesse cancellarle per il solo fatto di averle ammesse. Non &egrave; cos&igrave;. Le responsabilit&agrave; rimangono. E soprattutto vi &egrave; un punto su cui riflettere: Ferrero assume s&igrave; le sue gravi responsabilit&agrave; (da costruttore - e non da comprimario - del Congresso di Venezia e da ministro complice delle politiche ultragoverniste ), ma non avanza autocritiche serie in relazioni alle cause strutturali della sconfitta. Quando, ad esempio, parla dell&rsquo;Arcobaleno come un&rsquo;operazione politica di vertice, non dice chiaramente che l&rsquo;errore &egrave; stata la scelta in s&egrave; dell&rsquo;Arcobaleno, ma dice che l&rsquo;Arcobalerno si poteva fare meglio, attraverso pi&ugrave; partecipazione e pi&ugrave; relazioni sociali. Queste due osservazioni sono scontate, ma sono fuorvianti, poich&eacute; la questione vera, tutta materiale, &egrave; che attraverso l&rsquo;Arcobaleno (o la confusa Federazione di sinistra che continua a proporre Ferrero) muore l&rsquo;autonomia del partito comunista, e senza un partito comunista autonomo, forte, radicato e di lotta si spegne la pi&ugrave; forte spinta anticapitalista e antimperialista; il quadro della trasformazione sociale si restringe all&rsquo;interno di un orizzonte socialdemocratico (unit&agrave; attorno a Mussi) e si indebolisce fortemente lo stesso obiettivo dell&rsquo;unit&agrave; delle sinistre. Peraltro, Ferrero, non avanza autocritiche nemmeno su di un punto cruciale che ha caratterizzato il Congresso di Venezia e che lo stesso Ferrero assunse completamente: la mitizzazione dei movimenti quali soggetti che avrebbero comunque sopperito al deficit di trasformazione sociale dell&rsquo;Unione e che avrebbero accettato una sorta di divisione del lavoro col PRC, e, cio&egrave;, Rifondazione dentro il governo a mediare e i movimenti fuori a spingere a sinistra. Da dove viene questa mitizzazione dei movimenti, della spontaneit&agrave; sociale? Da una sottovalutazione del ruolo del partito comunista che Ferrero ha condiviso strutturalmente con Bertinotti e che ancora - nell&rsquo;essenza - fa propria quando, di nuovo, propone il superamento dell&rsquo;autonomia comunista in una Federazione di sinistra su basi sociali.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Veniamo, allora, alla proposta strategica che avanza Ferrero, nell&rsquo;intervista, relativamente al nuovo PRC. Che cosa dovrebbe essere per Ferrero?</strong></div>
<div align="justify">Mi pare che la proposta di Ferrero sia - lasciami dire cos&igrave; - contemporaneamente chiara e confusa. E&rsquo; chiara quando dice: &laquo;Io penso ad una rete di relazioni stabili, tra soggetti organizzati e singoli&hellip;ecc..&raquo;. E qui si riferisce chiaramente al superamento dell&rsquo;autonomia comunista attraverso la riproposizione di una sorta di Izquierda Unida italiana (e ricordiamo quanto quel modello, in Spagna, ma anche in Grecia e in Finlandia, sia miseramente fallito e che prezzo abbiano pagato i Partiti Comunisti - in termini di autoliquidazione - all&rsquo;interno di quelle esperienze) nella quale trascinare il PRC. Ma la proposta di Ferrero si fa, contemporaneamente, confusa, quando parla di rilancio del PRC. Ma questa confusione, &egrave; bene dirlo, &egrave; voluta e nel contempo classica: si lancia l&rsquo;Izquierda Unida e, insieme, l&rsquo;autonomia del PRC. Cos&igrave; si annebbia tutto, si disorientano i compagni e le compagne, come sono stati disorientati (e in ultima analisi &ldquo;fregati&rdquo;), un tempo, da Occhetto e poi da Bertinotti, che ora, attraverso Vendola e Migliore, ha almeno il pregio di dire le cose come stanno: fare una costituente di sinistra al posto del PRC. Anche Ferrero vuol fare la stessa costituente di sinistra (l&rsquo;Izquierda) ma non lo dice chiaramente. L&rsquo;ambiguit&agrave; (che va smascherata) &egrave; il destino storico delle &ldquo;terze posizioni&rdquo;, e nel contempo &egrave; la loro pericolosit&agrave;. Resta il fatto che se si vuole davvero rilanciare, nel nostro Paese, un Partito Comunista all&rsquo;altezza dei tempi e dell&rsquo;odierno scontro di classe, questo Partito deve innanzitutto partire da una propria, profonda, autonomia: politica culturale, organizzativa, persino economica e che le inevitabili svendite di sovranit&agrave; che comporta un&rsquo;Izquierda minano alla fonte tale autonomia e lo stesso Partito Comunista. Vorrei rimarcare il fatto che l&rsquo;autonomia (dai padroni e dalle forze di sinistra moderate), per un Partito Comunista, &egrave; stata sempre una necessit&agrave; prioritaria. Ma credo che oggi lo sia pi&ugrave; che mai, nella fase successiva alla sconfitta del movimento comunista e rivoluzionario e di fronte all&rsquo;esigenza di rimettere a fuoco (rifondare) un pensiero ed una prassi adeguate alla nuova fase.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Nella citata intervista a Ferrero vi &egrave; una domanda sul Comunismo e Ferrero cita &ldquo;i baffi di Stalin&rdquo; e - alludendo a Vendola- il Comunismo ridotto ad una &ldquo;domanda&rdquo;. Che ne pensi di questa riflessione di Ferrero?</strong></div>
<div align="justify">E&rsquo; una riflessione di basso livello e di cattivo gusto: capisco l&rsquo;allusione a Vendola, a proposito del Comunismo ridotto ad una &ldquo;domanda&rdquo;, ma non capisco a chi alluda, quando parla di qualcuno che vorrebbe imbalsamarlo nei baffoni di Stalin. Forse Ferrero frequenta qualche vecchio stalinista a noi sconosciuto. Se invece allude (e credo che faccia questo) a chi di nuovo lotta per l&rsquo;autonomia del Partito Comunista e per l&rsquo;unit&agrave; dei Comunisti, credo allora che Ferrero scivoli su di una buccia di banana falsa e volgare, in quanto non c&rsquo;&egrave; relazione alcuna tra la riproposizione di un Partito Comunista autonomo, l&rsquo;unit&agrave; dei Comunisti ed i baffi di Stalin. Piuttosto, noto che Ferrero utilizza il pi&ugrave; vecchio dei metodi, per liquidare l&rsquo;autonomia comunista: quella volta alla comparazione tra Comunismo e stalinismo, cosa che hanno sempre fatto i socialdemocratici, i padroni e che da anni fa anche Berlusconi. Ma quale stalinismo! Impegniamoci, piuttosto, a ricostruire, nella lotta sociale e nella ricerca politico-teorica aperta e non dogmatica, un Partito Comunista legato al movimento operaio complessivo, capace di interpretare le grandi contraddizioni sociali e dare risposte ai nuovi problemi posti dalla fase che viviamo: immigrazione, unit&agrave; in senso anticapitalista dei lavoratori bianchi e neri, proletariato metropolitano, unit&agrave; dei lavoratori &ldquo;garantiti&rdquo; e lavoratori precari. Siamo seri, per favore e lasciamo i baffi di Stalin alle inquietudini dei vecchi socialdemocratici .</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Tuttavia, Ferrero indica cos&rsquo;&egrave; , per lui, il Comunismo: il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.</strong></div>
<div align="justify">Scusami, ma , sinceramente, mi viene un po&rsquo; da ridere. Questa frase la ritrova ormai ovunque e quando non si sa cosa dire la si cita. Chi fa cos&igrave; la riduce a frase da cioccolatini perugina. Marx l&rsquo;aveva coniata per indicare il fluire dialettico della storia e del processo rivoluzionario e lo faceva per evitare ogni schematismo nella lettura degli eventi. Tuttavia n&egrave; Marx, n&eacute; Lenin, n&eacute; Gramsci, n&eacute; ogni altro grande rivoluzionario dell&rsquo;800 e del &lsquo;900 hanno racchiuso tutto l&rsquo;orizzonte comunista entro questo quadro neoeracliteo, poich&eacute; se cos&igrave; fosse stato (o fosse) il progetto comunista sarebbe ben poca cosa, anzi sarebbe un nulla. Se il progetto comunista fosse solo ci&ograve; che indica Ferrero restringendo Marx e l&rsquo;intera storia comunista e rivoluzionaria al &ldquo;movimento reale ecc&hellip;&rdquo; il Comunismo sarebbe privato di ogni progetto (che fine farebbe la ricerca della forma concreta del superamento dei rapporti di produzione capitalistici e dell&rsquo;imperialismo internazionale? Del potere e della democrazia socialista?). In verit&agrave;, enucleare quella concezione che cita Ferrero dal contesto generale del progetto (e dell&rsquo;esperienza concreta del Comunismo) significa prendere una scorciatoia intellettualmente opportunista volta a non dire nulla per non impegnarsi e non sbagliare. In questo modo, per&ograve;, si finisce solo per non dire assolutamente nulla, e quest&rsquo;afasia politica e teorica &egrave; l&rsquo;altra faccia della rinuncia a riproporre con forza e chiarezza l&rsquo;esigenza (storica e sociale) del Partito Comunista.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Ferrero afferma anche che il progetto di Costituente Comunista sarebbe gemello al progetto di costituente socialista, poich&eacute; entrambi minerebbe il progetto di rifondazione comunista.</strong></div>
<div align="justify">E&rsquo; sconcertante. Proviamo piuttosto a ragionare. Lo scorso 17 aprile il Manifesto, Liberazione e la grande stampa nazionale pubblicano un Appello di cento grandi personalit&agrave; del mondo operaio e intellettuale. Esso indica tra le cause della nostra drammatica sconfitta la delusione provocata dal governo Prodi e il fatto che, attraverso la proposta dell&rsquo;Arcobaleno, siano stati sottratti, al nostro elettorato, gli storici punti di riferimento comunisti e di sinistra. A fronte del disastro i cento dell&rsquo;Appello avanzano una proposta: che il Prc e il Pdci tornino ad unirsi in un solo Partito Comunista, un partito di lotta che si proponga come cuore dell&rsquo;opposizione a Berlusconi e motore di una nuova unit&agrave; a sinistra, rispettosa delle varie autonomie (comunisti e forze di sinistra) e ben lontana dalla fallimentare e (letteralmente) immotivata precipitazione organizzativistica dell&rsquo;Arcobaleno. A tale proposta l&rsquo;intero gruppo dirigente del Prc (da Giordano a Ferrero) risponde - stizzito - di no. Il gruppo dirigente del Pdci risponde di si, chiarendo che il proprio Partito &egrave; disponibile ad un processo di riunificazione, per tornare alle origini della rifondazione comunista e offrire un punto di riferimento alla vasta diaspora comunista italiana. Chi scrive &egrave; d&rsquo;accordo con le tesi dell&rsquo;Appello e rimarca il fatto che il no di Giordano e Ferrero sia stato assunto da diversi interlocutori (non certo dai comunisti &ldquo;di base&rdquo;) come scontato e non sia stato per nulla indagato. In verit&agrave; il no alla proposta di riunificare i due partiti comunisti italiani non &egrave; stato adeguatamente motivato e l&rsquo;unico barlume argomentativo - che ha unito Giordano e Ferrero - &egrave; stato quello (molto vago) secondo il quale il Prc avrebbe da tempo assunto un&rsquo; &ldquo;innovazione&rdquo; alla quale il Pdci sarebbe estraneo. Prendiamo le questioni di petto: un processo di riunificazione dei due partiti comunisti darebbe, se ben condotto, una nuova passione al popolo comunista, oggi disorientato e spinto all&rsquo;autoliquidazione. Rispetto ad un obiettivo cos&igrave; alto dovremmo davvero ritenere un impedimento le innovazioni del Prc? Occorre, da questo punto di vista, soffermarsi su tali innovazioni. Sarebbe un&rsquo;innovazione impedente la cancellazione formale, dal corredo teorico del Prc, della categoria di imperialismo? Crediamo di no, per il semplice motivo che essa &egrave; stata smentita dai fatti, nel senso che l&rsquo;imperialismo &egrave; oggi pi&ugrave; vivo che mai e che anche i dirigenti del Prc - di fronte alla durezza delle guerre imperialiste - tendono a rimuovere la loro precedente tesi. Sarebbe un&rsquo;innovazione impedente la fragile teorizzazione bertinottiana secondo la quale il ruolo di intellettuale collettivo non dovrebbe essere pi&ugrave; assegnato al Partito Comunista, alla sinistra, ma direttamente allo spontaneismo sociale? Non crediamo: &egrave; stato lo stesso Alfonso Gianni, testa pensante del bertinottismo, ad affermare, dopo la sconfitta elettorale e il voto operaio passato alla Lega, che il senso delle masse si &egrave; perso e che &egrave; ormai tempo che siano i comunisti e la sinistra a ricostruire un senso politico e di massa. Sarebbe un&rsquo;innovazione impedente l&rsquo;ormai ingiallita teorizzazione bertinottiana secondo la quale la rottura da parte del Prc con il primo governo Prodi doveva essere una rottura &ldquo;fondante&rdquo; della stessa rifondazione comunista? Il nefasto governismo dell&rsquo;ultimo Prc ha smentito clamorosamente tale teorizzazione e ha posto il problema, per tutti i comunisti, di uscire dal rischio del cretinismo parlamentare e tornare alla testa delle lotte. Sarebbe un&rsquo;innovazione impedente l&rsquo;assunzione da parte del Prc della categoria della non violenza? Lo sarebbe se essa si trasformasse in una rinuncia al conflitto e alla trasformazione sociale. Poich&eacute; nessuno, nel Prc, interpreta la non violenza in questo senso, la questione appare di lana caprina, poich&eacute; non vi &egrave; un comunista, nei due partiti italiani, che pensa alla lotta armata e alla presa, luned&igrave; prossimo, del Palazzo d&rsquo;Inverno. Sarebbe un&rsquo;innovazione impedente l&rsquo;affermazione (Bertinotti-Gianni) di qualche tempo fa, secondo la quale &laquo;i grandi pensatori e i rivoluzionari del &rsquo;900 sarebbero tutti morti e non solo fisicamente&raquo; ? Non crediamo, poich&eacute; la sua estemporaneit&agrave; non le ha permesso di ucciderli davvero, anche nel senso comune dei dirigenti e della base Prc.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Qual &egrave; il punto vero, dunque, rispetto alla proposta avanzata dai cento dell&rsquo;Appello, assunta dal gruppo dirigente del Pdci e volta al rilancio - attraverso la riunificazione e la rimessa in campo di una forza di opposizione sociale - di un Partito Comunista, dai caratteri di massa, in Italia?</strong></div>
<div align="justify">Ci sembra chiaro: il punto vero &egrave; se si vuole o no ricostruire il Partito Comunista. Se non si vuol farlo lo si dica chiaramente, senza cercare astruse motivazioni. A noi sembra che il rilancio di una forza comunista, anticapitalista, non sia una questione ideologica ma un&rsquo;esigenza sociale (la guerra segna il nostro tempo e il trasferimento di quote di salario verso il profitto &egrave; il pi&ugrave; imponente da 50 anni a questa parte). L&rsquo;esigenza dell&rsquo;unit&agrave; dei comunisti trova oggi, per realizzarsi, un terreno favorevole. Chi si sottrae a tale compito vuol dire che pensa a costruire qualcosa d&rsquo;altro, a rianimare il cadavere dell&rsquo;Arcobaleno. E se ne assumer&agrave; la responsabilit&agrave;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Dunque, non sei proprio d&rsquo;accordo su nulla, con Ferrero?</strong></div>
<div align="justify">No, su un punto sono d&rsquo;accordo: che occorre ripartire dall&rsquo;opposizione a Berlusconi. Ma ci&ograve; lo si pu&ograve; fare a partire dal rilancio di un Partito Comunista forte, che nel conflitto esprima anche un progetto di trasformazione in senso socialista e sia il cuore unitario della sinistra d&rsquo;alternativa.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Contratto, la Fiom vota contro]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/fiom.jpg" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani aveva detto alla Fiom che questo non &egrave; il momento delle divisioni. Il sindacato dei metalmeccanici gli ha sbattuto la porta in faccia, bocciando, nella conferenza organizzativa, la bozza di riforma del modello contrattuale elaborata da Cgil-Cisl-Uil. Una bocciatura che segna un ulteriore allontanamento, dopo la spaccatura sul protocollo sul welfare, fra la Fiom e la Cgil. La conferenza organizzativa ha infatti approvato con una larghissima maggioranza (75,5%, 312 delegati su 413 votanti), il documento presentato dal segretario Gianni Rinaldini che sottolineava le divergenze di vedute sulla bozza di riforma contrattuale. Per la Fiom, in estrema sintesi, &egrave; indispensabile che la contrattazione nazionale abbia maggior peso su quella di secondo livello. </div>
<div align="justify">In realt&agrave; la bocciatura della bozza &egrave; la foglia di fico che nasconde un rapporto molto pi&ugrave; logorato. L'ultimo tentativo di mediazione, dopo l'appello di ieri del segretario generale Guglielmo Epifani, era venuto da Mauro Guzzonato, segretario confederale della Cgil e responsabile industria: &quot;Abbiamo bisogno della Fiom per portare insieme tutti quanti la nostra proposta in una trattativa che sar&agrave; difficile, durissima. Non vedo nel documento approvato dai direttivi unitari e dalle segreterie - ha continuato Guzzonato - un indebolimento del contratto nazionale ma devo anche dirvi che sono convinto che il futuro del sindacato nei prossimi quindici anni si giocher&agrave; sulla nostra capacit&agrave; di essere protagonisti della contrattazione di secondo livello. Se non torniamo nelle fabbriche a negoziare, a discutere, cosa che gi&agrave; facciamo ma che dobbiamo rafforzare, avremo delle difficolt&agrave; con i lavoratori. Dobbiamo andare nei distretti, nelle filiere, nelle aziende per discutere dei processi di cambiamento della produzione&quot;.</div>
<div align="justify">Nel suo intervento conclusivo Rinaldini ha lasciato poco spazio ai malintesi, rispondendo in maniera precisa all'appello all'unit&agrave; lanciato ieri alla platea dei delegati da Epifani, spostando i riflettori dal merito della questione (la Cgil non ha mai detto di voler indebolire il contratto nazionale) al metodo con cui si &egrave; arrivati alla decisione. E che dovr&agrave; essere preso come paradigma dei rapporti fra la Cgil e la Fiom.</div>
<div align="justify">&quot;E' inaccettabile - ha detto Rinaldini - che una partita cos&igrave; rilevante possa aprirsi e chiudersi in un comitato direttivo della Cgil. Questo, dal punto di vista della democrazia interna, &egrave; un problema delicato. Il comitato direttivo della Cgil deve decidere. Ma prima ci deve essere un percorso. Non esiste nessun problema di carattere personale, i problemi sono relativi alla prospettiva sindacale. Ma non accetto, dopo questo percorso, un richiamo al senso di responsabilit&agrave;. Non deve essere ogni volta un dramma se ci sono posizioni differenti. Io rivendico il diritto al dissenso, perch&eacute; la democrazia &egrave; il bene pi&ugrave; prezioso per la Cgil&quot;.</div>
<div align="justify">Detto questo, il segretario ha assicurato che quando ci sar&agrave; da lottare contro Confindustria e Governo, la Fiom, come sempre, ci sar&agrave;. Ma non rinuncer&agrave; a dire la propria quando emergeranno punti di disaccordo. Come, ad esempio, nel caso della sospensione dei vertici della Fiom milanese, accusati di aver fatto parlare in un'assemblea un iscritto sospeso. &quot;Di questo fatto - ha detto Rinaldini - mi ritengo il responsabile politico, eventuali provvedimenti riguarderanno anche il sottoscritto&quot;.</div>
<div align="justify">Che il problema principale, pi&ugrave; che la riforma dei contratti, siano i rapporti con la Cgil ha cercato di evidenziarlo anche Fausto Durante, leader della minoranza filo-Epifani (che ha raccolto il 17% dei consensi) e che ha scritto nelle prime tre righe del suo documento la sottoscrizione del testo preparatorio della Cgil e la condivisione dell'intervento di Epifani alla conferenza organizzativa della Fiom.</div>
<div align="justify">Luned&igrave; &egrave; in programma un incontro fra le segreterie della Fiom e della Cgil, per formalizzare i risultati della conferenza di Cervia. Dalla quale il principale sindacato delle tute blu esce con un messaggio preciso: nessuna esitazione nella lotta comune per la difesa dei salari, ma ognuno per la sua strada nelle scelte politiche e nella definizione delle linee strategiche.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<issued>2008-05-17T00:31:06+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Rifondazione, non restaurazione]]></title>
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		<created>2008-05-16T11:59:55+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/nichivendola.jpg" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">Nicola Vendola, da sempre Nikita, &egrave; presidente della regione Puglia ma anche candidato alla segreteria del Prc. Creatura multiforme perch&eacute; comunista, omosessuale, cattolico, poeta, con lui abbiamo discusso degli scenari e delle sfide che si prospettano nel prossimo futuro per il suo partito, che si appresta al congresso, ma anche per la sinistra.</div>
<div align="justify"><strong>Il prossimo congresso del Prc avr&agrave; come tema quello del rapporto del partito con le altre formazioni della sinistra. Quale pensi debba essere la linea da seguire e che proporrai? In campo ci sono molte ipotesi: dalla costituente comunista a quella della sinistra, dalla federazione al partito unico</strong> ... </div>
<div align="justify">Il nostro impegno deve concentrarsi sull'analisi delle ragioni profonde della sconfitta della sinistra d'alternativa. Mentre siamo chiamati dalla realt&agrave;, dalla forza dell'egemonia culturale della destra a ricostruire subito anche l'efficacia della iniziativa politica, mentre dobbiamo nel Paese marcare la presenza delle parole e delle pratiche di una moderna sinistra, dobbiamo tuttavia evitare di immaginare che imboccando una scorciatoia organizzativistica abbiamo risolto i nostri problemi. I nostri problemi vanno affrontati con la capacit&agrave; di non essere prigionieri di schemi politicistici, dirigentistici, organizzativistici.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Dunque da dove cominciare a sinistra?</strong></div>
<div align="justify">Dal presente per esempio. In questo momento viviamo un nuovo berlusconismo di governo che si mostra riconciliato con il garbo istituzionale, con una forte attenuazione di quel linguaggio eversivo che &egrave; stato lo stile del radicalismo ideologico di queste destre.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Quindi l'ideologia non &egrave; morta come sostengono in molti?</strong></div>
<div align="justify">Assolutamente no. Anzi, in questa fase assistiamo alla vendetta dell'ideologia, che &egrave; ritornata con forza, tanto che si vince e si perde sul piano ideologico. L'ideologia cambia il comune sentire, &egrave; materialit&agrave;, non &egrave; il volo degli aquiloni nel cielo. E' incarnata e si d&agrave; nelle forme di coscienza, nei valori, nei comportamenti. Un esempio di questo viene dalla vicenda campana degli ultimi giorni, che vede la camorra scendere in campo come esercito d'ordine impegnato nella pulizia etnica anti-rom. Tutto questo accade nel sorprendente silenzio del Pd. Siamo ancora scossi da quel pezzo di realt&agrave; agghiacciante che abbiamo visto a Verona, mentre il berlusconismo si presenta ripulito, perch&eacute; la sua egemonia &egrave; talmente forte nella societ&agrave; e i numeri per governare sono talementi schiaccianti, che quello che riluce &egrave; lo straordinario deficit dell'opposizione. Sembra gi&agrave; vedersi l'effetto di un Parlamento mutilato delle voci delle sinistra.</div>
<div align="justify">Nella societ&agrave; si muove ci&ograve; che ho descritto mentre il tema della prossima stagione sar&agrave; la sterilizzazione del conflitto sociale: tutto questo ci chiede, come scrivo nella mia mozione congressuale, di correre e cercare la strada. Contemporaneamente. Non possiamo chiedere al mondo di fermarsi in attesa dello svolgimento della nostra assise: la lotta contro il razzismo, le culture dell'intolleranza, la criminalizzazione del conflitto, la lotta democratica, e sociale hanno bisogno di occupare spazio fin da oggi, di rivendicare l'esercizio dei propri diritti fin da ora.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Hai citato il Pd. Che rapporto pensi la sinistra debba costruire con la formazione democratica?</strong></div>
<div align="justify">Se si apre una riflessione o una contraddizione nel Pd &egrave; benvenuta. Se fossimo solo noi a porci il problema dell'opposizione, noi che nemmeno siamo in Parlamento, la condizione sarebbe tragica. Dobbiamo lavorare perch&eacute; tante forze scendano in campo a ricostruire l'alfabeto dell'opposizione, non abbiano un atteggiamento esorcistico di fronte ai doveri dell'opposizione. Certo, capisco che questo &egrave; un terreno abbastanza impervio per un partito come il Pd, che &egrave; nato per il governo e oggi si vede precipitato all'opposizione, snaturandosi.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Perci&ograve; bisogna indagare le cause della sconfitta e ripartire dalla societ&agrave; italiana...</strong></div>
<div align="justify">La societ&agrave; &egrave; cambiata in questi anni, la comunit&agrave; &egrave; mutata profondamente rispetto alle sue forme tradizionali. Su questo dobbiamo riflettere per capire cosa &egrave; accaduto nelle realt&agrave; organizzate del lavoro, nelle citt&agrave;, nelle famiglie, se &egrave; vera la formula che un intellettuale riformista di livello come Piero Bevilacqua utilizza nel suo ultimo libro: &quot;trionfa l'economia, muore la societ&agrave;&quot;. Perch&eacute; se siamo dentro questo tunnel, allora si capisce che la nostra crisi non &egrave; soltanto legata all'inefficacia della nostra presenza nel governo Prodi.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Tu vedi necessario iniziare una riflessione antropologica e sociale del paese, questa ti sembra la priorit&agrave;?</strong></div>
<div align="justify">Si. L'anno scorso il Censis fotografava l'Italia definendone la societ&agrave; nei termini di una mucillagine: una metafora che chiede alla politica un di pi&ugrave; di analisi e di iniziativa, perch&eacute; se sono stati spezzati i legami e frantumati i corpi sociali che hanno accompagnato la storia del movimento operaio e della sinistra, allora non basta la buona volont&agrave; di ricominciare, non basta dire con un po' di retorica &quot;torniamo&quot; davanti ai cancelli delle fabbriche o sul territorio. Sembra infatti un rito esorcistico perch&eacute; il problema &egrave; &quot;andare&quot; al territorio e al cancello della fabbrica perch&eacute; il territorio e la fabbrica non sono quelli di una volta, cos&igrave; come non lo &egrave; pi&ugrave; il lavoro. Allora ritornare &egrave; un verbo che non rende l'idea dell'impresa. La missione &egrave; ricostruire comunit&agrave; e reti di coscienza, perch&eacute; mentre la destra ha vestito la crisi della societ&agrave; italiana e dell'Occidente con abiti capaci di dare identit&agrave;, per altro all'interno del processo di perdita di identit&agrave; che la globalizzazione ha indotto, la sinistra ha letteralmente smarrito per strada qualunque riferimento alla condizione della societ&agrave; e soprattutto del lavoro, surrogandola con un modello molto neoamericano che &egrave; quello del mondo del consumo e dei consumatori. E' ci&ograve; che Tremonti chiama il mercatismo, cio&egrave; l'idea che il mercato sia il regolatore della societ&agrave;, e che &egrave; diventato una specie di principio ordinatore dei discorsi della sinistra moderata.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Il congresso potrebbe essere un luogo dove iniziare una riflessione come quella che proponi. Che tipo di assise vorresti?</strong></div>
<div align="justify">Il congresso non &egrave; una propriet&agrave; privata degli iscritti e delle iscritte del Prc, ma &egrave; un bene e una agor&agrave; per tutti coloro che non vogliono piegar la testa, tornare a casa, essere sepolti dal proprio scoramento, per tutti quelli che vogliono ricominciare. E' un cantiere aperto non soltanto per Rifondazione ma anche per chi &egrave; fuori dal partito.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Quindi un obiettivo ben pi&ugrave; grande della semplice discussione sui modelli organizzativi, sul &quot;che fare&quot; burocratico: costituente comunista, di sinistra, federazione, partito unico?</strong></div>
<div align="justify">Tutto questo discutere di costituenti e modelli partitici mi sembra uno scimmiottare quello che abbiamo gi&agrave; fatto male, cio&egrave; la Sinistra L'Arcobaleno. Federare quello che c'&egrave; sembra un istinto di difesa degli apparati, sembra una grande scorciatoia. Allo stesso tempo, nessuno vuole mettere in crisi quello che c'&egrave;, non voglio sciogliere il partito che io, con altri, ho contribuito a costruire. Ma il problema &egrave; come si dissemina la societ&agrave; italiana di fuochi critici, di punti organizzati di comunit&agrave; alternative, come si ricostruisce il tessuto di quelle che Gramsci chiamava le case matte della sinistra, la rete delle pratiche dei pensieri che ricostruiscano un senso comune della sinistra, una lingua della sinistra. E' un problema immenso che qualcuno pensa di risolvere imboccando la scorciatoia dei simboli, delle rivendicazioni identitarie, dei rinculi nostalgici, qualcuno pensa che se ritorniamo un po' pi&ugrave; piccoli e duri e puri, allora il vuoto &egrave; colmato. Ma questa &egrave; la strada solo per passare dalla tragedia alla farsa, per una prospettiva grottesca. L'unica prospettiva seria &egrave; quella di una grandissima capacit&agrave; di rimessa in discussione e di critica di noi stessi, il coraggio intellettuale, lo stile anche della pratiche politiche. Ho sempre parlato non a caso di un soggetto unitario e plurale e mai di un nuovo partito, perch&egrave; un partito io l'ho gi&agrave; ed &egrave; il Prc, che coincide con tutta la mia vita. Dico soggetto unitario e plurale perch&eacute; fra gli elementi dell'insufficienza della sinistra c'&egrave; anche quello della forma partito e della sua riproduzione, perci&ograve; bisogna mettere in rete percorsi e storie diverse. Io parlo di un processo costituente della sinistra che &egrave; qualcosa di molto lontano dal convocare un'assemblea che faccia un congresso per poter fondare un nuovo partito. Processo &egrave; la parola chiave: &egrave; capire, parlare, costruire una massa critica che assomigli a ci&ograve; che Gramsci definiva intellettuale collettivo. Non guardo dunque n&eacute; ad una nuova formazione n&eacute; ad una federazione di quelle che ci sono, perch&eacute; sono due abbagli politicistici.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Dici no all'arroccamento identitario e ad un torcicollo verso il passato. Ma il Prc ha nel suo simbolo la falcemartello. Cosa &egrave; allora per te il comunismo?</strong></div>
<div align="justify">Se fosse, anche solo per un milligrammo, nostalgico, dogmatico, settario, continuista con la mitologia di un tempo, il comunismo non avrebbe senso e sarebbe un vecchio cimelio conservato con la naftalina, un pezzo di storia del folklore. Se invece, marxianamente, torna ad essere critica della realt&agrave;, organizzazione dei conflitti, istanza radicale di conoscenza del capitale e dell'ideologia che sono i due fondamenti del presente, se non &egrave; dunque una risposta precotta o il modellino da inseguire, ma al contrario una domanda aperta sulla realt&agrave;, allora ha un valore e possiamo ricominciare da l&igrave; perch&eacute; questo punto di vista &egrave; indispensabile per la ricostruzione delle culture della sinistra di alternativa.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Il Prc arriva all'appuntamento congressuale provato e spaccato, tu stesso hai parlato spesso, in queste settimane, dell'esistenza di &quot;faide interne&quot; e del tentativo di liquidare in modo sommario una leadership. Qual &egrave; la condizione di Rifondazione?</strong></div>
<div align="justify">Il Prc &egrave; una comunit&agrave; ferita e divisa. Poteva essere una comunit&agrave; solo ferita, non era necessario fosse divisa nelle forme anche penose che conosciamo. Per questo, un attimo dopo la sconfitta, non mi sono imboscato e mi sono presentato in conferenza stampa, pur non avendo da tre anni una responsabilit&agrave; diretta nella conduzione della vita del partito (non ero il segretario nazionale n&eacute; tanto meno un ministro), per affermare la necessit&agrave; che ci fermassimo un attimo, che ci prendessimo per mano, che cercassimo non i colpevoli presunti, bens&igrave; le cause. Ma c'&egrave; un istinto stalinista che evidentemente resiste a tutte le revisione critiche, che torna come un grande rimosso nei nostri comportamenti pratici, che &egrave; il sintomo che &egrave; ancora indispensabile far riferimento a quella nozione, bella e impegnativa, che &egrave; Rifondazione. Attenzione: rifondazione, non restaurazione. Non a caso abbiamo scelto questo nome. Spero qualcuno se ne ricordi.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Travaglio:«In un paese di smemorati i fatti diventano sovversivi»]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/travaglio.gif" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">Tra una trasmissione e una rubrica. Una telefonata per l'ultima polemica e la presentazione dell'ultimo libro. Infermabile Travaglio. Scatenato. Per&ograve;, sereno. Un po' incazzato, semmai. Ma ormai gliel'hanno dipinta addosso e vorremmo scoprire se &egrave; cos&igrave;. Per prima cosa, per&ograve;, la solidariet&agrave; non scontata di Liberazione al giornalista diventato pericolo pubblico numero uno dell'informazione. La Rai si riserva di chiedergli i danni per quel che ha detto da ospite a &quot;Che tempo che fa&quot;, lo vogliono querelare (a parole) alte cariche istituzionali e, per finire, una firma di punta del secondo quotidiano del paese - vai a fidarti dei colleghi - scava nelle sue vacanze familiari in compagnia o meno di un maresciallo antimafia, poi condannato per favoreggiamento della mafia. Morale: il tuo giornalismo &egrave; sbagliato e fa danni perch&eacute; sensazionale e fuori contesto.  E tu sei come quelli contro cui ti scagli. Ovvero come il presidente del Senato Renato Schifani che Travaglio ha ricordato da Fazio fu socio nel lontano 1979 di Nino Mandal&agrave;, un decennio dopo identificato come il boss di Villabate che nascondeva Provenzano. Brutta aria. E quindi la prima domanda &egrave; solidale.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>&quot;I fatti sono la cosa pi&ugrave; testarda del mondo&quot;, diceva Bulgakov, invece sembra che ci siano &quot;venticelli&quot; pi&ugrave; coriacei. Ma tu cosa ti rimproveri?</strong></div>
<div align="justify">Nulla. Sono abituato a verificare i fatti e quando scopro che sono veri li racconto. E le cose che ho detto su Schifani sono risapute. Le hanno scritte Lirio Abbate, Peter Gomez, Marco Lillo. E Schifani ha gi&agrave; perso una querela sull'argomento perch&egrave; i fatti sono veri. Punto e finito. L'altroieri a Firenze c'era un'udienza sulla cosca di Villabate e quindi contro Mandal&agrave;. Secondo le dichiarazioni del pentito Campanella il piano regolatore del paese fu concordato nello studio di La Loggia anche con Schifani. Lo disse un anno fa, i magistrati indagano, &egrave; materia processuale e vedremo. Ognuno pu&ograve; eleggere chi gli pare al Senato e l'opposizione pu&ograve; decidere di applaudire chi vuole. La politica fa il suo mestiere, ma i giornalisti fanno il loro. E dovrebbero raccontare i fatti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Berlusconi promette pacificazione &laquo;dopo una guerra ventennale&raquo;, proprio sulla Rai, a chi di fatto gli ha gi&agrave; reso le armi. Repubblica ti attacca. Il clima &egrave; cambiato?</strong></div>
<div align="justify">Repubblica &egrave; un grande giornale che mi ha assunto nel 1998 grazie a quella squisita persona che &egrave; Ezio Mauro. So distinguere le persone, non sono un qualunquista. L'attacco di D'Avanzo non &egrave; quello di Repubblica . Mi hanno fatto scrivere su Mangano poche settimane fa. Ho un rubrica su Repubblica.it e una sulle pagine torinesi. D'Avanzo mi critica come giornalista? Finch&eacute; &egrave; critica non mi impressiona, si danno e si prendono. Quello che non posso consentire &egrave; che D'Avanzo usi una falsit&agrave;, ammettendola lui stesso, e la paragoni a una cosa invece vera che io dico. Inaccettabile usare una falsit&agrave;. Mi sento infangato e diffamato. Non ho avuto relazioni con mafiosi n&eacute; prima n&eacute; dopo che venissero condannati. Questa &egrave; la differenza tra me e Schifani</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Quereli?</strong></div>
<div align="justify">Certo, ci mancherebbe altro. Mia moglie ha trovato le foto delle sue vacanze sui giornali, affiancate a ricostruzioni false... Pubblicassero le foto dei supermercati di Villabate costruiti per volere della mafia o degli ex-soci dell'attuale presidente del Senato in manette.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Chi &egrave; Pippo Ciurro?</strong></div>
<div align="justify">Era un sottoufficiale della Guardia di Finanza, uno degli uomini di punta della procura antimafia a Palermo, aveva fatto in tempo a lavorare con Falcone, aveva seguito le inchieste Dell'Utri e poi &egrave; stato beccato a passare notizie sulle indagini all'imprenditore sanitario Aiello (condannato a 14 anni per mafia, N.d.R.) ed &egrave; stato condannato per favoreggiamento (a quattro anni e sei mesi, nello stesso processo detto delle &quot;talpe&quot; e per la stessa imputazione Cuffaro &egrave; stato condannato a cinque anni, N.d.R.). Ciurro non era una mia fonte, non ho mai avuto una notizia riservata da lui. Lo conoscevo perch&eacute; era dell'ambiente. Gli ho chiesto consiglio su dove andare in vacanza. Ma in vacanza ci sono andato per i cazzi miei, non con lui....</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Praticamente hai litigato con tutti i politici, manca solo Di Pietro, che hai invitato a votare nelle ultime due elezioni, vuoi rimediare su queste colonne?</strong></div>
<div align="justify">Veramente l'anno scorso l'ho invitato a scusarsi per la cazzata che aveva detto sulla commissione parlamentare sul G8 e per il Ponte sullo Stretto. Sul G8 voleva che l'inchiesta istituzionale fosse fatta anche sui Black Block. Demenziale. Le commissioni parlamentari forse in Italia non hanno senso ma il Parlamento se indaga lo fa sulle deviazioni delle istituzioni e della polizia, non sui Black Block. A quello ci pensano i magistrati. Il giorno dopo, a suo onore ammise pubblicamente di aver detto una cazzata. Penso che sia cos&igrave; che si fa. Un partito che mi piace non l'ho mai trovato. E con quello che ho visto in questi tre giorni, con il Pd che applaude Schifani e Anna Finocchiaro che lo abbraccia, sono contento di aver votato Idv, almeno si fanno sentire.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Hai scritto e detto &quot;meglio Fanfani di questi qua&quot;, ma Ciancimino era dei suoi, cos&igrave; come il giovane Lima prima di passare armi e bagagli ad Andreotti. O no?</strong></div>
<div align="justify">Parlavo di statura politica, non di frequentazioni mafiose. Fanfani aveva almeno una cultura e un curriculum. Nessuna nostalgia per la prima repubblica. Mai. Ma all'epoca c'erano i primi attori, ora le ballerine e i portaborse. Se parliamo di statura morale, invece, parliamo di De Gasperi, Einaudi, Berlinguer</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Querele ne hai prese tante. Sempre vinte?</strong></div>
<div align="justify">Quelle penali, un paio di centinaia a occhio e croce, tutte vinte. Quelle civili, anche perse. Ho perso nel 1995 con Previti perch&eacute; lo descrivevo come uno dei frequentatori di Craxi negli anni anni '80 che finir&agrave; poi nei tribunali. Era indagato per concussione a Brescia, lo scrivemmo in tanti e fummo tutti querelati, persi solo io perch&eacute; l'Indipendente stava fallendo, l'avvocato non si present&ograve; e la sentenza dice che non abbiamo dimostrato l'iscrizione nel registro degli indagati. Che c'era. Ho dato 40 milioni di lire a Previti. E la cosa pi&ugrave; bruciante &egrave; a Previti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>La battuta della muffa e dei lombrichi su Schifani, per&ograve;, &egrave; davvero di cattivo gusto. Spiacevole. Non ti fai condizionare troppo dal clima tv? Dalla baruffa?</strong></div>
<div align="justify">Per fare una battuta o un paradosso mi taglierei le mani. Lo ammetto. Ma chiedo: l'italia &egrave; sempre stata cos&igrave;? Guardiamo la lista dei presidenti del Senato, da Gronchi, che era terribile, all'evoluzione della specie: De Nicola, Merzagora, Fanfani, Spadolini... Schifani. Mi preoccupa chi sar&agrave; il prossimo. Potrei dirlo anche del capogruppo degli ex-comunisti al Senato: c'era Pajetta e ora c'&egrave; Finocchiaro. Giganti e nani.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Va beh, ma il lombrico...</strong></div>
<div align="justify">Schifani &egrave; quello che ha promosso un disegno di legge per togliere il diritto di voto ai senatori, &egrave; quello dell'omonimo lodo (la non procedibilit&agrave; e la sospensione dei processi in corso per le cinque pi&ugrave; alte cariche dello Stato, N.d.A.), una legge che la Corte Costituzionale ha incenerito. Il Presidente del Senato &egrave; lui. E anche senza essere stato socio in passato di Mandal&agrave; sarebbe indegno. La battuta del lombrico io non l'ho fatta su di lui, ma sul prossimo. Se siamo scesi cos&igrave; in basso, chi verr&agrave; dopo? Spero sia l'ultimo gradino possibile della politica.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Il tono per&ograve;. Il paragone. Offensivo. Non rischi cos&igrave; che vengano meno i fatti che vuoi raccontare?</strong></div>
<div align="justify">Guarda che io non ho mai toni forsennati. A &quot;Che tempo che fa&quot; ero tranquillissmo, ad &quot;Anno Zero&quot; mi sono fatto insultare senza mai rispondere a tono. Non ho mai alzato la voce in vita mia, sono le cose che dico che sono forti, la realt&agrave; lo impone succedono cose stupefacenti. Leggete il Guardian sul caso Fazio e mio, raccontano di un artista del sevizio pubblico radiotelevisivo costretto a scusarsi come nella rivoluzione culturale cinese. Lo scrivono loro. E poi quali regole ho violato? Di cosa parlano? Di quali codici etici? Mi dimostrino che quello che ho detto non &egrave; vero.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Lo rifaresti?</strong></div>
<div align="justify">Mille volte. La stessa domanda, la stessa risposta. Se una cosa &egrave; vera e interessante, la dico. Ma guardassero piuttosto le interviste scendiletto dei tg Rai; prima domanda: &quot;presidente Schifani come si fa a favorire il dialogo?&quot;; seconda domanda: &quot;anche la sinistra l'ha difesa, cosa ne pensa?&quot;. Si scusino per questo. Se la tv &egrave; un posto dove non si pu&ograve; dire la verit&agrave;, lo scrivano nero su bianco.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>La cosa che ci divide di pi&ugrave; &egrave; il tintinnar di manette che sentiamo in gran parte delle tue invettive sulla giustizia che non punisce, che non incarcera. Eri contro l'indulto, ad esempio, noi a favore. Non &egrave; che a furia di chiedere repressione, poi la repressione arriva sui rom?</strong></div>
<div align="justify">Ci sono molti delinquenti in libert&agrave; e un sistema repressivo inefficiente perch&egrave; a furia di fare leggi per mandare in vacca i reati dei colletti bianchi &egrave; stato sfasciato tutto il sistema. E alla fine: i furbetti salvati e i ladri di polli crocefissi. Le conseguenze della percezione dell'ingiustizia la pagheranno i pi&ugrave; deboli. Sarebbe bastato un mini-indulto pi&ugrave; selettivo e la depenalizzazione di alcuni reati per i deboli. Non sono un forcaiolo, voglio solo che chi sbaglia paghi, in proporzione al danno fatto e i banchieri dovrebbero andare in galere come e pi&ugrave; dei ladri di polli. Un centrosinistra degno di questo nome avrebbe dovuto spiegare che se a Roma gli stupratori la fanno franca &egrave; per la Cirielli che &egrave; stata fatta ad hoc per Previti.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Curiosit&agrave;. Il tuo maestro Montanelli diceva che la tua &quot;arma&quot; era l'archivio e che pure lui ne era inquietato (&laquo;chiss&agrave; che ci sia un dossier pure su di me&raquo;)...</strong></div>
<div align="justify">Ma guarda che il mio archivio altro non &egrave; che tagli e ritagli di giornale che metto da parte per scovare contraddizioni dei politici. E poi sentenze, provvedimenti istituzionali... Cose pubbliche e per di pi&ugrave; verificabili. Mai una porcheria su vita privata o altro che non sia il fatto. E in un paese di smemorati, forse questo &egrave; davvero sovversivo.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[La relazione di Diliberto al Comitato Centrale del PdCI]]></title>
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		<created>2008-05-15T00:15:19+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/diliberto.jpg" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">Credo non sfugga a nessuno che siamo in una situazione assolutamente inedita e quindi anche la mia relazione introduttiva sar&agrave; improntata a grande franchezza, senza alcuna di quelle sottili ipocrisie della politica, perch&eacute; &egrave; tempo di affrontare alcune questioni che per troppo tempo abbiamo in qualche misura rimosso. Dobbiamo andare ad un Congresso che sia un di grande chiarezza politica e dopo il Congresso lavorare per la costruzione di un grande progetto politico.</div>
<div align="justify">Dal giorno dopo le elezioni sto svolgendo attivi regionali e riunioni in giro per l'Italia. La mia impressione, lo dico misurando le parole, &egrave; che il partito sia in campo, sia in piedi e che questo risultato, che avrebbe potuto portare, obiettivamente, ad una fase depressiva, viceversa ha sortito l'effetto di una reazione.<span style="FONT-SIZE: 9pt"> </span> Non dovunque, non nella stessa misura, ma nei luoghi dove mi sono recato c'&egrave; un partito reattivo. A Bologna per esempio - devo dire in una situazione particolare perch&eacute; in campagna elettorale abbiamo avuto la vicenda della segretaria regionale che se ne &egrave; andata - ho visto un partito vivo e vitale. La sindrome otto settembre, il "tutti a casa", non c'&egrave;.</div>
<div align="justify">Gli altri partiti usciti dalla disfatta dell'Arcobaleno sono in ginocchio, chi per un motivo, chi per un altro. Rifondazione &egrave; lacerata oltre misura, non si sa nemmeno se Bertinotti firmer&agrave; o meno la mozione di Giordano; i Verdi pare che eleggeranno Marco Boato coordinatore e dunque veleggeranno verso il Partito democratico; Sinistra democratica &egrave; divisa in tre diverse mozioni, va al cambio del segretario e ci risulta che ci sia un intenso lavorio da parte del Pd per riassorbirla. Noi siamo in piedi, evidentemente abbiamo lavorato bene negli anni passati.</div>
<div align="justify">Tutto ci&ograve; per&ograve; se da un lato, in qualche misura, pu&ograve; rassicurare il Comitato centrale, dall'altro pu&ograve; essere fuorviante. E' scattata una sorta di sindrome di autoconsolazione-rimozione che &egrave; preoccupante. Sintetizzo il pensiero di alcuni tra noi: s&igrave; abbiamo da registrare una sconfitta, ma tutto sommato andiamo avanti; la linea va bene; la confederazione della sinistra prosegue. Vi &egrave; insomma in alcuni compagni l'idea che tutto sommato si fa un Congresso perch&eacute; siamo obbligati dal risultato, ma in fondo non debba cambiare poi molto.</div>
<div align="justify">Io invece sono persuaso che proprio perch&eacute; il partito ha tenuto, proprio perch&eacute; siamo in campo, proprio perch&eacute; siamo gli unici in grado di determinare uno spostamento di forze verso il futuro, dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo la massima sfida per l'innovazione e determinare un nuovo inizio. Uso volutamente questa espressione, nuovo inizio, senza il quale i processi che sono in corso inevitabilmente, anche al di l&agrave;, come &egrave; ovvio, delle nostra percezione, porteranno ad un progressivo, ulteriore, affievolimento dell'azione e della consistenza del nostro partito sino a determinarne nei fatti l'assoluta inconcludenza.</div>
<div align="justify">Nuovo inizio che prenda atto dell'esito disastroso delle elezioni e non solo per la Sinistra Arcobaleno. Perch&eacute; vedete, io non vorrei che la sinistra italiana interrogandosi su se stessa perdesse di vista quello che &egrave; successo complessivamente.</div>
<div align="justify">Le elezioni del 2008 passeranno alla storia, perch&eacute; questo parlamento &egrave; di gran lunga il parlamento pi&ugrave; a destra della storia repubblicana. Ma c'&egrave; di pi&ugrave;: questo parlamento rispecchia lo stato del paese e cio&egrave; uno spostamento a destra della societ&agrave; delle idee e del senso comune della societ&agrave; italiana. Da pi&ugrave; parti si parla di americanizzazione del sistema. L'idea, perlomeno quella veltroniana, &egrave; quella di un'alternanza tra simili. Americanizzazione appunto. Il Pd che rappresenta l'establishment tradizionale, il Pdl che rappresenta un establishment un po' diverso, decisamente conservatore.</div>
<div align="justify">Per&ograve; attenzione, c'&egrave; una specificit&agrave; italiana, non basta parlare dell'americanizzazione che pure c'&egrave;. C'&egrave; un elemento in pi&ugrave; ed &egrave; che mentre negli altri paesi dove c'&egrave; un'alternanza tra simili, le due formazioni politiche si riconoscono a vicenda in una storia comune, la situazione italiana &egrave; molto diversa perch&eacute; c'&egrave; s&igrave; l'americanizzazione del sistema, e per&ograve; uno dei due corni della vicenda &egrave; un agglomerato di forze che in parte e solo in parte si pu&ograve; riconoscere nella comune storia repubblicana. Mentre la vecchia Casa delle libert&agrave; aveva l'Udc dentro, conservatore ma legato alla storia repubblicana, adesso con l'Udc fuori cambia il quadro e la natura della destra italiana. Il Pdl &egrave; fatto da tre forze politiche che non vengono dalla storia costituzionale: Forza Italia, i postfascisti del vecchio Msi, poi An, e la Lega. In altre parole ci sono in questa destra italiana delle specificit&agrave; diverse e peggiori rispetto alle altre destre europee ed internazionali.</div>
<div align="justify">Pensate all'ondata razzista e securitaria, e cio&egrave; il tema della sicurezza cavalcato con le ronde, con una concezione della sicurezza che &egrave; un intreccio di xenofobia, razzismo, populismo che per&ograve; ha fatto presa, &egrave; entrato nel senso comune degli italiani. Attenzione, perch&eacute; lo scivolamento verso una societ&agrave; autoritaria &egrave; insensibile, non te ne accorgi fino a quando non ci sei cascato. Ed allora io spero che sabato prossimo si possa essere tutti a Verona per la manifestazione contro il razzismo. Che ci sia tutta la sinistra, tutto quello che ne &egrave; rimasto, perch&eacute; &egrave; indispensabile oggi reagire, non abbassare la guardia e riscoprire e praticare l'antifascismo non come un glorioso retaggio del passato, come la retorica archeologica. L'antifascismo oggi pi&ugrave; che mai torna un attuale elemento di battaglia politica nella societ&agrave; italiana; declinato nella nuova fase, con i nuovi pericoli che abbiamo di fronte.</div>
<div align="justify">Cos&igrave; come, attenzione compagne e compagni, a considerarci equidistanti tanto dal Pd come dal cosiddetto Popolo delle libert&agrave;. Dobbiamo avere la capacit&agrave; di distinguere sempre tra chi &egrave; il nemico principale. E cio&egrave; non vorrei che siccome il Pd &egrave; quello che ha contribuito a schiantarci finissimo per scambiare lucciole per lanterne e cio&egrave; che facessimo una riedizione postuma di una sciagurata teoria degli anni Trenta che era quella del socialfascismo. Dobbiamo essere in grado di distinguere sempre perch&eacute; facciamo politica. Dopo di che la critica e gli attacchi al Partito democratico da parte mia voi li sentirete in maniera sempre crescente perch&eacute; le responsabilit&agrave; che si sono assunti, anche nel legittimare proprio questa destra, sono terrificanti. Ma, lo ripeto, attenzione perch&eacute; il rischio che scatti in noi una involuzione settaria, che la reazione alla sconfitta ci porti a rinchiuderci in una logica meramente identitaria &egrave; un rischio molto serio. Dobbiamo insomma scongiurare i pericoli di estremismo e trovare un punto di equilibrio. Questa &egrave; la linea che vi propongo a nome della Direzione del partito.</div>
<div align="justify">Siamo chiamati a dare un giudizio innanzitutto sulla fine di una fase. La fine della fase &egrave; la fine dell'Unione di centrosinistra che non &egrave; finita per colpa nostra, eppur tuttavia &egrave; finita. Chi oggi vagheggia il ritorno a quella fase semplicemente non ha capito quel che &egrave; successo. L'Unione si basava su una scommessa e cio&egrave; che si potessero conciliare interessi materiali diversi, parliamo di interessi di classe - ma anche altri, penso alla laicit&agrave; dello Stato - tra le forze moderate e la sinistra. Non ci siamo riusciti. Dobbiamo registrare su questo terreno una sconfitta: l'idea del partito di lotta e di governo non ha funzionato. Non ha funzionato con il Pci quando il Pci aveva il 34 per cento dei voti. Noi abbiamo provato, insieme ad altri, forse noi pi&ugrave; di altri, a spostare nella misura del possibile l'asse del governo su linee pi&ugrave; accettabili. Volta per volta siamo invece stati indotti ad un'altra cosa e cio&egrave; a frenare. La nostra linea &egrave; diventata quella di impedire cose peggiori, star dentro per arginare gli spostamenti progressivi su posizioni sempre pi&ugrave; moderate.</div>
<div align="justify">Quell'idea dell'Unione, quella possibilit&agrave; non c'&egrave; pi&ugrave;. Oggi quella costruzione di alleanze che abbiamo determinato dal '98, da quando siamo nati, &egrave; fallita alla prova dei fatti. Ed &egrave; fallita per una somma di circostanze: i rapporti di forza, la congiuntura internazionale, ma anche perch&eacute; nel nostro paese quei poteri forti, quegli interessi di classe che noi pensavamo potessero essere conciliabili con gli interessi di un'altra classe, ebbene quei poteri forti hanno determinato prima l'impedimento ad ottenere dei risultati e poi la caduta del governo per espungere quel poco che noi potevamo rappresentare, quel granello di sabbia che potevamo rappresentare ed abbiamo rappresentato, di inceppamento dell'ingranaggio.</div>
<div align="justify">La nascita del Partito democratico ha infine posto il suggello alla fine dell'Unione di centrosinistra. Il Pd &egrave; nato con l'idea di cambiare le alleanze. Ricordate Rutelli e le maggioranze di nuovo conio? E anche la linea che il Pd ha sprigionato era la linea che non poteva che portare alla deflagrazione dell'alleanza e del governo. Il Pd poi ha scelto - in questo caso per responsabilit&agrave; diretta di Veltroni e del suo gruppo - di espungere la sinistra anche semplicemente sul piano dell'alleanza elettorale. E non era la scelta di andare da soli, perch&eacute; hanno preso Di Pietro, hanno preso i Radicali, hanno preso imprenditori, generali, prefetti, teodem e cos&igrave; via. Non hanno preso la sinistra. L'obiettivo del Pd era erodere consenso nel bacino potenziale dei moderati e nelle aree del paese dove pi&ugrave; in ritardo era il Pd, penso al Nord Est, alla candidatura di Calearo. Non sono riusciti affatto. Il paradosso &egrave; che il Partito democratico nasce a "tendenza maggioritaria", cercando di sfondare al centro e, invece, non sfonda per niente al centro, non prende un voto in pi&ugrave; rispetto a quelli dell'Ulivo del 2006, ma porta via i voti alla sinistra. Il Pd ha fallito la sua missione, doveva arrivare perlomeno al 35 per cento, &egrave; arrivato al 33 e ha consegnato alla destra la pi&ugrave; grande maggioranza da quando Berlusconi &egrave; sceso in politica. Si parlava di rimonta: sono nove punti in pi&ugrave; di distanza per Berlusconi! Si parlava di pareggio al Senato: sono 39 i senatori in pi&ugrave; per la destra! Sino alla tragedia delle elezioni romane, dove Alemanno conquista il Campidoglio dopo 15 anni di governo del centrosinistra.</div>
<div align="justify">Il Pd ha determinato un susseguirsi di sconfitte, una dietro l'altra. L'unico risultato perfetto che &egrave; riuscito a Veltroni &egrave; stato quello di far s&igrave; che la sinistra non fosse pi&ugrave; in Parlamento. In tutta la campagna elettorale ho avuto una sensazione molto sgradevole: Veltroni individuava come nemico la sinistra e non Berlusconi, sino ad arrivare al paradosso del voto utile. L'operazione annientamento della sinistra sta proseguendo con l'ipotesi della introduzione della soglia di sbarramento alle europee e noi non siamo pi&ugrave; in Parlamento ad incidere. Gli riuscir&agrave;? Non lo sappiamo, ci sono resistenze anche dentro al Pd, ma nel gruppo dirigente che fa capo a Veltroni l'obiettivo di mettere mano alla legge elettorale europea c'&egrave;.</div>
<div align="justify">Tutto questo prelude ad una stagione che cambier&agrave; molte cose in Italia e che determina conseguenze anche sul movimento dei lavoratori, sul sindacato, come si &egrave; visto nella vicenda dell'accordo raggiunto sulla modificazione del contratto di lavoro. E questo &egrave; solo l'inizio. Insomma non si apre una fase semplice, anzi: senza compagne e compagni in Parlamento, con un continuo tentativo di annientamento a tutti i livelli, penso alle trattative sulla formazione delle giunte alla provincia di Roma, al comune di Napoli. C'&egrave; uno scientifico tentativo di annientamento. C'&egrave; un unico modo per evitarlo, ed &egrave; avere pi&ugrave; forza per impedire che questo avvenga, essere pi&ugrave; condizionanti. Ed allora dobbiamo analizzare con molta attenzione le cause della sconfitta e, sulla base di queste, ragionare sul da farsi.</div>
<div align="justify">In campagna elettorale ho registrato due sentimenti contrastanti nel nostro elettorato, due sentimenti che coesistevano. Alcuni dicevano: "non vi votiamo pi&ugrave; perch&eacute; due anni di governo Prodi non ci hanno portato niente". Astensionismo di sinistra, delusi di sinistra. Contemporaneamente c'era un'altra fetta che diceva: "beh, per due anni avete rotto le scatole al governo, gli avete impedito di attuare quel che voleva attuare. E siccome bisogna impedire che vinca la destra voto per Veltroni o quando non voglio votare per Veltroni perch&eacute; proprio non ce la faccio voto per Di Pietro che sta comunque dentro la coalizione". In sostanza noi abbiamo scontato da una parte e dall'altra per una linea che non ha pagato, che era appunto quella "di lotta e di governo".</div>
<div align="justify">Ma abbiamo pagato un prezzo molto alto su un altro punto che &egrave; un punto politico-culturale, e cio&egrave; il fatto che gran parte dei nostri alleati, ad iniziare dal candidato premier Fausto Bertinotti, erano impegnati in una gara di nuovismo. Era il tentativo di accreditarsi come una cosa nuova a prescindere dai contenuti. Per certi versi sembrava la riedizione, in forma farsesca, e senza la caduta del muro di Berlino alle spalle, della Bolognina. Una Bolognina fatta in fretta e furia, con dei sotterfugi, attraverso una campagna elettorale, non attraverso un confronto e una tragedia di una comunit&agrave; come era stata nel caso del Pci. Nuovismo. Come se la falce e il martello, simbolo nostro e di Rifondazione, fosse un impaccio per prendere voti. Viceversa nel 2006 con quel simbolo noi e Rifondazione assieme abbiamo preso complessivamente 3 milioni di voti. Con l'Arcobaleno abbiamo preso un milione e centomila voti, compresi i Verdi, compresa Sinistra democratica. In altre parole di nuovismo in nuovismo si muore. E cio&egrave; l'ancoraggio ad una identit&agrave; se essa non &egrave; fine a se stessa, ma se &egrave; una identit&agrave; che serve a sviluppare un'azione politica con dei contenuti, ebbene quell'identit&agrave; &egrave; foriera di risultati positivi. E' quando le abbandoni le identit&agrave;, senza cambiare i contenuti, allora il cambiamento dell'identit&agrave; ti porta al disastro come &egrave; avvenuto in queste elezioni. In altri termini credo che qualcuno abbia fatto la campagna elettorale, non per prendere voti ma per costruire, gi&agrave; nella campagna elettorale, il partito del dopo. Cio&egrave; il partito dell'Arcobaleno che poi non si costruir&agrave; per il semplice motivo che &egrave; stato disfatto dagli italiani. Voto utile, abbandono dell'identit&agrave;, le dichiarazioni di Bertinotti sul comunismo che sarebbe stato nel nuovo soggetto solo una «tendenza culturale», a pochi giorni dal voto: tutti elementi, dicevo, che ci hanno portato alla sconfitta. Ma non bastano a spiegare l'entit&agrave; della disfatta. C'&egrave; un altro importante dato su cui riflettere.</div>
<div align="justify">Se nel giro di due anni perdiamo milioni di voti c'&egrave; una conseguenza che va analizzata a fondo: noi tutti, Rifondazione e Pdci, avevamo un voto di opinione e non un voto strutturato. In altre parole &egrave; un voto che col mutare d'opinione si sposta da una parte all'altra e il dato di fondo &egrave; che la sinistra non ha pi&ugrave; insediamento sociale nel paese. Naturalmente questo voto d'opinione, quando non ci sar&agrave; pi&ugrave; la coazione al voto utile pu&ograve; essere che torni alle europee e ci sono anche segnali in questo senso, ma &egrave; comunque un voto che va e viene e che non rappresenta pi&ugrave;, come una volta, un insediamento sociale vero. Ed &egrave; da l&igrave; che bisogna ripartire. Oggi si deve guardare al futuro, che poi &egrave; un futuro immediato.</div>
<div align="justify">La Direzione del partito ha individuato un percorso che parte da una considerazione di fondo. Il nostro partito c'&egrave;, ha dimostrato una buona tenuta, per&ograve; da soli non ce la facciamo, da soli siamo inadeguati ad affrontare la fase che si apre e che, ripeto, sar&agrave; difficilissima. Nella riunione della Direzione ho parlato di una lunghissima traversata nel deserto. Lo ribadisco e non so quanto ci metteremo. Per&ograve; bisogna sapere in che Direzione muovere i primi passi per evitare di perdersi.</div>
<div align="justify">L'Arcobaleno non c'&egrave; pi&ugrave; compagni. Il compagno Mussi in una intervista al manifesto di pochi giorni fa ha detto «diamoci un'ultima chance alle europee». A me sembra una cosa insensata, contro il buon senso prima ancora che contro le regole della politica. E tuttavia non escludo che a seconda dell'esito del Congresso di Rifondazione ci possa essere questa prospettiva. Per&ograve; non &egrave; la nostra.</div>
<div align="justify">Molti compagni mi dicono "dobbiamo ricostruire la sinistra". Giusto. Molti sostengono: "non dobbiamo perdere la nostra vocazione unitaria a sinistra". Giusto. Per&ograve; di quale sinistra stiamo parlando? Cosa c'&egrave; rimasto a sinistra? Sinistra Democratica? I Verdi? Non ci sono pi&ugrave;. Ma la vera tragedia &egrave; che nella percezione di grandi masse, anche per via del sistema bipolare, la sinistra &egrave; rappresentata largamente dal Partito democratico e cio&egrave; destra-sinistra nella semplificazione. Non lo &egrave;. Certo che non lo &egrave;. E' un partito di centro, ma in questo bipolarismo da Orazi e Curiazi, viene percepito come tale. Tra l'altro la gente vede i capi: sono sempre gli stessi. Nel Pd continuano a litigare Veltroni e D'Alema. Come nei Ds, come nel Pds e come nel Pci prima. La percezione &egrave; cosa diversa dalla realt&agrave;. Allora a sinistra cosa &egrave; rimasto? Siamo rimasti noi ed &egrave; rimasto il Prc. Ripartiamo da quello che c'&egrave; compagni e non da quello che vorremmo che ci fosse, perch&eacute; se sbagliamo l'analisi poi sbagliamo tutto. Ripartiamo da quello che c'&egrave; e a sinistra. E a sinistra ci sono due partiti che si chiamano comunisti.</div>
<div align="justify">C'&egrave; stato, come sapete, un appello pubblico di capi di movimento, di lavoratori, di intellettuali, rivolto a noi e non solo a noi, che non a caso aveva un titolo emblematico: "Ricostruire la sinistra". Ma subito dopo diceva, "Incominciamo da noi comunisti". Si rivolgeva a noi - che abbiamo gi&agrave; detto di s&igrave; - e a Rifondazione comunista, che ovviamente non ha risposto perch&eacute; ha linee molto diverse all'interno, e poi si rivolgeva a tutti coloro che sono ancora comunisti e che oggi non stanno n&eacute; con noi n&eacute; con Rifondazione. Ce ne sono di comunisti, erano tre milioni due anni fa! Da l&igrave; dobbiamo ripartire. Io non vedo alternative.</div>
<div align="justify">So che ci sono opinioni diverse, che molti compagni vorrebbero riproporre la confederazione. E' un pio desiderio, perch&eacute; la confederazione non c'&egrave;. Al Congresso ci confronteremo liberamente, ma partiamo dalle cose reali, dai dati. I dati ci dicono che dopo questo risultato dobbiamo provare a ripartire dai comunisti. Come &egrave; ovvio dipender&agrave; molto da come andr&agrave; il Congresso di Rifondazione comunista, da chi vincer&agrave; quel Congresso, dai rapporti di forza che si determineranno. Ma dipender&agrave; anche dal nostro di Congresso. La Direzione ritiene che il Congresso nostro vada in parallelo con quello di Rifondazione Comunista e la nostra parola d'ordine, quella del nuovo inizio, quella che, se verr&agrave; votato maggioritariamente, proporr&ograve; di inserire nel documento politico &egrave; quella della riunificazione delle forze comuniste in Italia.</div>
<div align="justify">Care compagne e cari compagni, il Pdci, noi, ci mettiamo a disposizione di questo processo nell'auspicio e nella speranza - e ovviamente incalzeremo in questo senso - che altri vengano, che altri accettino di fare questo percorso insieme a noi. Badate, voglio essere molto esplicito, l'ho detto aprendo la mia relazione che non voglio usare le ipocrisie della politica; qui stiamo giocando la sopravvivenza non di una nicchia, ma stiamo provando a giocare affinch&eacute; il Partito democratico non provi definitivamente a cancellare la presenza di forze critiche dal panorama politico italiano. Il rischio &egrave; mortale, non per il Pdci, ma per l'esistenza di idee critiche che abbiano nel panorama politico italiano una esistenza reale, non in un convegno o in un libro di un intellettuale di sinistra, ma nell'azione politica.</div>
<div align="justify">Attenti, la discussione nel Pd, dalle legge elettorale in europea in avanti, sar&agrave; su come si finisce di distruggere la sinistra. E voglio mettere in guarda i compagni da un pericolo insidioso; dentro il Pd sembra che si contrappongano due linee: da un lato Veltroni che non vuole rapporti con noi, dall'altro D'Alema che dice di volere riaprire la politica delle alleanze. Io non so cosa &egrave; meglio fra le due cose: D'Alema non dice "rifacciamo l'Unione", D'Alema sta lavorando affinch&eacute; si ricostruisca una sinistra buona, presentabile, non pi&ugrave; comunista, "arcobalenista" per semplificare, con la quale il Pd possa allearsi e dire all'opinione pubblica, "vedete abbiamo recuperato anche la sinistra". Con noi no, a noi non ci vogliono . Non &egrave; una mia illazione, lo ha esplicitato Nicola Latorre, il braccio destra di D'Alema, in una intervista a l'Unita, dichiarando che "c'&egrave; un movimento interessante a sinistra, non pi&ugrave; ideologico, non pi&ugrave; retr&ograve;, che si sta innovando…". A chi stava pensando? A Bertinotti e a Mussi che se vincono il Congresso o anche se non lo vincono, parlo di Bertinotti, insieme ai socialisti schiantati dalle elezioni, si riunificano, fanno la sinistra perbene che aderir&agrave; presumo - ma &egrave; del tutto secondario - all'Internazionale socialiste a al Ps europeo. Quelli vogliono prendersi.</div>
<div align="justify">Allora come pensiamo di sopravvivere compagni? Come pensiamo di far vivere in Italia la criticit&agrave; rispetto agli assetti capitalistici? Beh aumentando le forze, provando a rimettere insieme quelli che sino a 10 anni fa erano gi&agrave; insieme. La gran maggioranza di noi era in Rifondazione, c'&egrave; stata una differenza strategica nel '98, abbiamo creato questo partito e dopo 10 anni ci siamo e siamo pure in salute discreta nonostante tutto, ma oggi dobbiamo fondere le due debolezze. E in questo processo unitario richiamare quanti pi&ugrave; compagni e compagne possibile che hanno voglia di cimentarsi in questo percorso. E quindi propongo a nome della Direzione che su questo tema il nostro partito vada al Congresso e che il Congresso venga indetto in una data che non fissiamo oggi , ma comunque entro luglio, in parallelo con il Congresso di Rifondazione.</div>
<div align="justify">Oggi dobbiamo indire il Congresso, dobbiamo nominare una commissione che lavori alla bozza di documento politico da sottoporre poi al Comitato centrale e sul documento politico mi riservo l'ultima parte della relazione. Io auspico e lavorer&ograve; per un documento politico unitario, nella chiarezza politica. Verificheremo se ci sono le condizioni, ma io lavorer&ograve; per questo. So che ci sono dei ragionamenti da parte dei compagni, se presentare o meno documenti alternativi a quello base che il Comitato centrale approver&agrave;. Ritengo che documenti alternativi siano un errore e che ci siano le condizioni per provare a stare tutti insieme. Per esplicitare non ci sono soltanto tendenze un po' pi&ugrave; di sinistra nel partito, ci sono anche tendenze un po' pi&ugrave; confederative. Lo dico con enorme rispetto. E non escludo che ci possano essere documenti alternativi. Io lavorer&ograve; per scongiurarlo. In ogni caso questo non &egrave; un Congresso qualunque, &egrave; un Congresso che deve vedere la pi&ugrave; grande partecipazione delle compagne e dei compagni, una larga consultazione di tutti e un Congresso il pi&ugrave; aperto e il pi&ugrave; libero possibile.</div>
<div align="justify">La mia idea di percorso &egrave; la seguente: oggi il Comitato centrale indicher&agrave; un gruppo di compagne e di compagni per redigere la bozza di documento e verificare se c'&egrave; la possibilit&agrave; di un documento unico. Sono per far lavorare questa commissione e poi varare una bozza di documento che possa essere discusso, ove i compagni nei territori ne avessero voglia, per recepire suggerimenti, critiche, osservazioni e cio&egrave; far vivere la costruzione del documento nel modo pi&ugrave; largo possibile. Dopo di che, svolto questo lavoro, la commissione si riunir&agrave; per un'ultima volta, varer&agrave; la bozza definitiva e sar&agrave; il Comitato centrale nel giro di tre settimane, forse i primi di giugno, a varare il documento o i documenti. La Direzione ha stabilito il modello di documento, un documento breve - dieci cartelle - tutto di indirizzo politico. Un documento che prende atto di quello che &egrave; successo e guardi al futuro, alla prospettiva e alla fase che si apre e alla quale noi vogliamo partecipare a pieno titolo, da protagonisti. Documento quindi compatto, non emendabile, perch&eacute; se il documento &egrave; "costruiamo l'unit&agrave; delle forze comunisti" e poi magari passa un emendamento che dice "ci presentiamo con l'Arcobaleno," beh non torna. </div>
<div align="justify">Tutto si tiene, unit&agrave; nella chiarezza politica: non ci possono essere maggioranze trasversali, giochini. Il documento verr&agrave; discusso lungamente e poi verr&agrave; varato dal Comitato centrale. Io terrei la barra sul problema della riunificazione delle forze comuniste in Italia su tre questioni di contenuto, che cito solo per titoli: ripartire dal conflitto sociale, battaglia culturale, diversit&agrave; dei comunisti. Ho detto conflitto sociale, quindi contraddizione capitale-lavoro. Voglio dire che dove il partito si &egrave; impegnato dei risultati sono arrivati: alla Bosch di Bari abbiamo 120 iscritti nella sezione di fabbrica. Sulla battaglia culturale voglio aggiungere una cosa.</div>
<div align="justify">Ho citato prima il tema della sicurezza. E' cambiato profondamente il senso comune dell'Italia negli ultimi 15 anni. Quando c'&egrave; stata la fine della prima Repubblica per una larga fetta del paese sembrava che il reato peggiore fosse quello dei colletti bianchi, la malversazione, la concussione, la corruzione, l'abuso d'ufficio, i reati della politica e del rapporto tra la politica, l'economia e le istituzioni. Ebbene oggi questi non sono pi&ugrave; percepiti come reati, sono stati espunti dalla preoccupazione degli italiani. La preoccupazione &egrave; soltanto per quei reati che generano allarme fisico immediato. Noi non dobbiamo sottovalutare – e saremmo sciocche se lo facessimo - questi temi, gli scippi, i furti nelle abitazioni. Per&ograve; va fatta una battaglia culturale, che temo faremo solo noi.</div>
<div align="justify">Faccio un esempio banalissimo di quel che intendo. Quando c'&egrave; stato il dibattito contro le contraffazioni c'&egrave; stato chi da destra ha proposto un pena sino a tre anni di carcere per coloro che vendono merce contraffatta, le false borse per intenderci, per strada. Tre anni, una cosa enorme. Io ho replicato in una maniera semplice che &egrave; comprensibile a tutti. Se mia moglie compra una falsa Louis Vuitton da un extracomunitario, entrambi sanno che &egrave; falsa, lo sa chi te la vende ma lo sa anche chi la compra. Per&ograve; se do tre anni di carcere all'extracomunitario, perch&eacute; non li do anche a chi acquista? Ma c'&egrave; una cosa pi&ugrave; di fondo. Se io do sino a tre anni di carcere a chi vende una borsa falsa, quando la sta vendendo a chi sa che &egrave; falsa, quanti anni devo dare ai banchieri che hanno venduto i bond falsi argentini a quei poveri risparmiatori che non sapevano che quei bond erano taroccati! Questo &egrave; un tema grande e difficile, per&ograve; &egrave; il tema per l'egemonia, per la gerarchia dei valori nella societ&agrave;. Ecco come si tengono, conflitto sociale e battaglia culturale.</div>
<div align="justify">Infine la diversit&agrave;. Approfitto della riunione del Comitato centrale per dire quanto non ho potuto dire in anticipo rispetto ad un mia scelta. Come sapete io non ero candidato a queste elezioni e ho scelto di non essere candidato per lasciare il posto ad un operaio, Ciro Argentino, nostro compagno, lavoratore delle Thyssen, con tutte le implicazioni simboliche che questo aveva. Credo che sia venuto il momento, per tutti non solo per il segretario del partito, di iniziare seriamente a ragionare sul tema della diversit&agrave; dei comunisti rispetto agli altri. Siccome i compagni e le compagne mi hanno sentito migliaia di volte dire queste cose ho ritenuto che fosse importante non dirlo pi&ugrave; ma farlo e cio&egrave; - ancorch&eacute; forse non sufficientemente recepito - il mio intento era innanzitutto pedagogico.</div>
<div align="justify">Nel momento in cui vi era la discussione sulle candidature, che inevitabilmente porta con se personalismi, ambizioni, scorie di tutti i tipi, che iniziasse il segretario del partito a dare l'esempio per dire che si pu&ograve; fare politica anche fuori dalle istituzioni. Ho preso questa scelta per dare un segnale all'esterno, per dire "quando parlate di casta noi non c'entriamo", ma anche all'interno del partito. Ribadisco qui quello che ho detto nella riunione della Direzione: qualunque cosa capiti la mia vicenda istituzionale &egrave; chiusa nel senso che intendo dedicarmi nei ruoli che il partito decider&agrave;, esclusivamente al progetto politico che vi ho esposto. </div>
<div align="justify">Torno al percorso congressuale. Il prossimo Comitato centrale dovr&agrave; varare il documento o i documenti, stabilire le regole del Congresso e nominare due commissioni. Oggi nominiamo la commissione per la redazione del documento, la volta prossima dovremo indicare due commissioni, tutte e due molto rilevanti: la prima &egrave; una commissione che deve valutare gli adeguamenti e le modifiche del nostro statuto da proporre poi al Congresso per una nuova forma partito e immaginare anche la possibilit&agrave; di adeguare i gruppi dirigenti al percorso di riunificazione che vi ho proposto. A statuto vigente dovremmo rifare ritualmente gli organismi come sono oggi, bisogna che discutiamo come farli considerando la fase completamente nuova.</div>
<div align="justify">Noi dobbiamo radicalmente modificare il nostro modo di lavorare, anche perch&eacute; le risorse sono infinitamente di meno, e quindi rimodulare il nostro modo di lavorare in vista del processo unitario delle forze comuniste e contemporaneamente in ogni caso per quanto riguarda noi. E' una commissione meramente istruttoria, ma che non pu&ograve; essere la commissione statuto che viene nominata il giorno del Congresso e lavora una notte. E' una commissione che deve lavorare da qui al Congresso affinch&eacute; il Congresso possa poi discutere e votare le modifiche dello statuto. Poi bisogner&agrave; nominare, come &egrave; ovvio, la commissione che gestisce il Congresso. Arrivati a quel punto sapremo se vi sono o meno documenti alternativi e valuteremo ed avanzeremo una proposta che tenga dentro la gestione tutte le compagne e i compagni che hanno manifestato sensibilit&agrave; e/o documenti diversi.</div>
<div align="justify">Infine, nella prossima riunione del Comitato centrale distribuiremo tre proposte di legge di iniziativa popolare. Non siamo pi&ugrave; in parlamento e l'unico modo per svolgere un ruolo legislativo &egrave; quello delle proposte di legge di iniziativa popolare. Sono tre proposte simboliche che parlano ognuna a un pezzo di societ&agrave; che a noi interessa raggiungere: la reintroduzione della scala mobile per i salari e le pensioni; il divieto di finanziamento da parte del pubblico, quindi Stato ed enti locali, alle scuole private secondo il dettato costituzionale; la legge sul conflitto degli interessi.</div>
<div align="justify">Un pacchetto che parla di lavoro, parla di scuola e di cultura e di regole democratiche in un paese dove proliferano i conflitti d'interesse.</div>
<div align="justify">Ho finito compagni, ma non posso esimermi dal porre in chiusura un tema che ho gi&agrave; posto alla Direzione del partito. Il tema del mio ruolo. Se ci pensate sono dei quattro partiti dell'Arcobaleno, l'unico segretario che &egrave; ancora in carica. E siccome non vivo sulla luna so che il problema esiste. Vi assicuro che tirare la carretta oggi &egrave; pi&ugrave; che mai complicato. Credo di avere dimostrato coi fatti di essere scarsissimamente attaccato alle seggiole. Ho posto alla Direzione un problema e cio&egrave; se le compagne e i compagni ritenessero utile per il partito che io continuassi a fare il segretario. L'ho posto laicamente. Qui non siamo nel Pcus. Dobbiamo abituarci a discutere di queste cose non pensando che discutere di questo sia un reato di lesa maest&agrave;. Vediamo se al nostro progetto &egrave; utile che io continui o meno, sapendo una cosa di cui ho piena consapevolezza e cio&egrave; che noi dobbiamo andare verso un profondo rinnovamento del gruppo dirigente, uno snellimento ed una razionalizzazione delle strutture dirigenti del partito ed io mi sono assegnato un unico compito: quello di traghettare questo partito in una prospettiva politica pi&ugrave; grande e contemporaneamente traghettare il gruppo dirigente verso il rinnovamento.</div>
<div align="justify">Non a caso ho usato l'espressione della traversata nel deserto perch&eacute; &egrave; l'espressione di Mos&egrave; che porta gli ebrei nella Terra promessa. Ma Mos&egrave; non ci arriva. Io fino a che camper&ograve; continuer&ograve; a fare il militante comunista ma non mi si pu&ograve; chiedere di fare per un lungo periodo il segretario del partito. Lo far&ograve; fino a che &egrave; utile e vi posso assicurare che un minuto prima che qualcuno me lo chieda avr&ograve; gi&agrave; fatto un passo indietro. Discutiamone, perch&eacute; &egrave; un tema vero. L'unica cosa certa, assolutamente certa &egrave; quello che ho detto chiudendo la Direzione e che ribadisco qui. Subito dopo la disfatta io ho sentito un peso sulle spalle che vi posso assicurare non era lieve. Quel peso, quella responsabilit&agrave; io la voglio condividere, la vorrei spartire con voi, darne un pezzetto a ciascuno di voi perch&eacute; davvero &egrave; pesante. E spero di comunicare a tutti e a tutte un unico sentimento. Noi siamo stati sconfitti. Ma non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci ed andiamo avanti.</div>
<div align="justify"> </div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello "Comunisti Uniti"</em></strong></font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Fini il fascista!]]></title>
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		<created>2008-05-14T12:21:23+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img alt="" src="/public/fini.jpg" align="right" border="1" />
<div align="justify">Numerosi sono , nel nostro &ldquo;Bel Pese&rdquo;, i casi di persone sopravvalutate sia dai giornali sia dall&rsquo;opinione pubblica ma, sicuramente, l&rsquo;esempio pi&ugrave; eclatante tra questi &egrave;, senza ombra di dubbio alcuna, il purtroppo Presidente della Camera Gianfranco Fini che, da pi&ugrave; parti viene considerato, secondo me a torto, uno dei migliori e pi&ugrave; autorevoli politici italiani. Quello che molti non colgono, o fanno finta, &egrave; il carattere autoritario e fascista che &egrave; presente in alcune sue dichiarazioni ed atteggiamenti. Infatti, solo negli ultimi due mesi sono state almeno tre le affermazioni poco felici, per usare un eufemismo, del delfino di Giorgio Almirante. Affermazioni che penso sia giusto ricordare a tutti coloro che hanno memoria corta. </div>
<div align="justify">Il primo episodio risale alla presentazione del Popolo delle presunte Libert&agrave; quando ha invitato tutti a fare in modo che il 13 Aprile diventasse una nuova festa di liberazione. Evidentemente la prima non gli era piaciuta, visto che serv&igrave; a liberare l&rsquo;Italia dal criminale regime fascista di Benito Mussolini che lui ha in pi&ugrave; occasioni definito un grande statista, salvo poi far finta di ritrattare per entrare nei salotti buoni della politica. </div>
<div align="justify">La seconda e farneticante dichiarazione &egrave; di qualche settima fa quando spieg&ograve; all&rsquo;Italia che una vita umana, soprattutto se si tratta di un ragazzo di sinistra, vale meno di un pezzo di stoffa. Egli, non solo ha nascosto la matrice politica dell&rsquo;uccisione del povero Nicola Tommasoli, negando di fatto il pericolo rappresentato da molti dei gruppi organizzati di nazifascisti (spesso legati anche ad Azione Giovani) che in numerose citt&agrave; italiane danno la caccia ai &ldquo;diversi&rdquo; (comunisti, ragazze e ragazzi dei centri sociali, omosessuali, immigrati etc.), ma ha addirittura sostenuto che fosse pi&ugrave; grave bruciare una bandiera durante una manifestazione cos&igrave; come avvenuto a Torino in occasione delle proteste alla Fiera del Libro.</div>
<div align="justify">L&rsquo;ultimo episodio &egrave; di questa mattina durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo Berlusconi. Infatti, quando Antonio Di Pietro, ha chiesto al Presidente della Camera di richiamare i deputati che con i loro insulti disturbavano il suo discorso apertamente contrario al governo, Fini ha testualmente risposto: &laquo;Lei conosce bene quest'aula ed &egrave; naturale che possano esserci delle interruzioni: dipende da ci&ograve; che si dice&raquo;. Per fortuna Di Pietro ha prontamente risposto: &laquo;Ha proprio ragione, presidente: dipende da quello che si dice. Qui non bisogna disturbare il manovratore...&raquo;.</div>
<div align="justify">E se avesse ragione Di Pietro?</div>
<div align="justify">Ora, non voglio fare paragoni azzardati, ma sicuramente quello che &egrave; successo oggi ricorda qualche episodio tragico della nostra nazione.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<issued>2008-05-14T12:21:23+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Ferrero: la sfida della Sinistra è nella società]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img alt="" src="/public/paoloferrero.jpg" align="right" border="1" />
<div align="justify">Con Paolo Ferrero, firmatario di una delle cinque mozioni che animeranno il congresso del Prc e candidato alla segreteria, abbiamo parlato del futuro del suo partito che si incammina verso l'assise di luglio, della sinistra e del progetto unitario, ma anche della sconfitta elettorale che ancora pesa e ancora influenzer&agrave; il futuro di Rifondazione e degli altri quattro partiti.&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Il prossimo congresso del Prc avr&agrave; come tema centrale quello del rapporto del partito con le altre formazioni della sinistra, quindi anche il tema del processo unitario. Quale pensi debba essere la linea da seguire: si parla infatti di costituente dei comunisti, di quella della sinistra, della federazione?</strong> ..</div>
<div align="justify">Le ipotesi di precipitazioni organizzative in costituenti che si stanno avanzando in questo periodo -le principali sono quella della costituente della sinistra e quella comunista, in una situazione in cui i verdi ripropongono il fatto di esistere come verdi- rischiano di spaccare la sinistra per linee ideologiche. Per cui da un lato ci sarebbe chi non si definisce comunista, dall'altro chi invece si definisce tale e, infine, chi rivendica la propria identit&agrave; verde: un disastro che non solo non rappresenta l'unit&agrave; della sinistra, ma ne precluderebbe anche la possibilit&agrave; di costruire un' opposizione efficace a Berlusconi, rischiando di favorire gli elementi di concorrenza su quelli dell'aggregazione.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Allora quale strada va percorsa?</strong></div>
<div align="justify">E' necessario costruire l'unit&agrave; della sinistra senza concorrenze o precipitazioni a partire da due iniziative: attivare le case della sinistra, dove trovino spazio tutti (partiti, associazioni, comitati etc.), che ricomincino dal territorio e dalle sue esigenze: gli sfratti, gli asili nidi, i servizi e quant'altro. Una politica e una sinistra fatta dal basso per intenderci. Questo perch&eacute; la sconfitta elettorale, consumatasi quando era massimo il tentativo di unit&agrave; fra i ceti politici con i quattro partiti schierati insieme, si spiega solo con la perdita di contatto della sinistra con la societ&agrave;, la quale non ci ha riconosciuto come forza utile. Allora bisogna ricostruire l'utilit&agrave; sociale della sinistra a partire dal territorio.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>E poi?</strong></div>
<div align="justify">E poi, costruire da subito un coordinamento delle forze della sinistra, politiche e sociali, per organizzare un' opposizione al governo Berlusconi. La vicenda del Parlamento di questa mattina &egrave; emblematica: il neopresidente del Consiglio ripropone il suo vecchio programma e il Pd assume un atteggiamento interlocutorio, Berlusconi riconosce il Pd e l'opposizione coglie questo segnale come una sua legittimazione, come se fosse lui a convalidare il ruolo politico dei democratici. In questo contesto &egrave; decisivo costruire un'opposizione nel Paese perch&eacute; il rischio &egrave; che le destre realizzino il loro programma e consolidino il proprio blocco sociale. Voglio ricordare che nel 2001-2002 Berlusconi fu arginato dalla manifestazione di Genova e dalla mobilitazione della Cgil: senza tutto questo non ci sarebbe stata la sua sconfitta.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Hai parlato del Pd criticandone l'atteggiamento troppo blando verso Berlusconi. Ma &egrave; proprio dal Pd, in particolare da D'Alema, che &egrave; giunta una proposta di coinvolgimento della sinistra per superare l'autosufficienza che Veltroni ha impresso a questa formazione e contrastare il governo delle destre. Cosa ne pensi?</strong></div>
<div align="justify">Il nostro avversario &egrave; Berlusconi e il berlusconismo. Saluto positivamente che una parte del Pd non abbia l'intenzione di cancellare la sinistra, come invece lasciavano intendere le ipotesi di riforma della legge elettorale alle europee. Sul piano dei contenuti credo per&ograve; che bisogna fare chiarezza: se il Pd far&agrave; opposizione a Berlusconi, come auspico io stesso, allora lavoreremo insieme; in caso contrario, la faremo noi, e in quel frangente si apriranno delle contraddizioni nel Pd che bisogner&agrave; analizzare.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Tu parli di ricostruire l'utilit&agrave; sociale della sinistra. Ma a livello partitico?</strong></div>
<div align="justify">Bisogna attivare anche un processo pi&ugrave; politico e di convergenza a tutti i livelli.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Di che tipo? Pensi ad un modello di federazione fra i quattro partiti?</strong></div>
<div align="justify">Federativo tra i partiti no, perch&eacute; il problema non &egrave; questo, bens&igrave; costruire una rete di relazioni stabili che coinvolga tutti i soggetti disponibili (movimenti, associazioni, militati dei partiti etc.) senza chiedere a nessuno di sciogliersi. Questo pu&ograve; evitare che si costruiscano in concorrenza la costituente della sinistra e quella comunista e che la sinistra si spacchi. Propongo un ragionamento unitario di opposizione e che per essere tale non pu&ograve; partire dalle forme organizzative ma dai contenuti, dai percorsi sociali.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Dunque il partito unico non &egrave; un'urgenza. Per&ograve; non pensi che l'elettorato vi abbia bocciato perch&eacute; percepiti solo come un cartello elettorale a cui invece si preferiva un'unit&agrave; vera e pi&ugrave; vincolante?</strong></div>
<div align="justify">Il motivo della sconfitta, quello fondamentale, non risiede nell'assenza della falcemartello o nel fatto che Sa sia stata percepita come un semplice cartello elettorale: sicuramente questi fattori hanno inciso negativamente, ma il problema &egrave; stato un altro e spiega anche le proporzioni imponenti della sconfitta. E' quello di aver partecipato ad un governo che non ha soddisfatto le aspettative del 2006, per cui il popolo ha visto nella sinistra qualcosa di inutile, la perpetuazione di un ceto politico. Molti elettori, anche della nostra parte, non hanno pensato fosse fondamentale salvarci perch&eacute; non ci hanno visti come una forza utile: &quot;siete stati due anni al governo e cosa avete fatto?&quot;, questo &egrave; ci&ograve; che si sono chiesti negandoci il voto. E' stata, la nostra, una sconfitta politica non legata ad elementi particolari che riguardano un tessuto militante (assenza falcemartello o cartello elettorale), bens&igrave; al rapporto della sinistra con la societ&agrave;. Per questo si deve ripartire da qui, dal punto di fondo della sconfitta: l'opposizione sociale.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Dunque il Prc deve tornare ad essere una forza di piazza e non di governo?</strong></div>
<div align="justify">L'analisi del congresso di Venezia in cui abbiamo ipotizzato di andare al governo con le forze che poi hanno costituito il Pd, pensando di far leva sul programma e sul conflitto per permeare e influenzare l'esecutivo in base alle istanze sociali, &egrave; stata fallimentare. Abbiamo sopravvalutato i rapporti di forza, la nostra capacit&agrave; di incidere sull'esecutivo. La collocazione odierna all'opposizione, addirittura da fuori il Parlamento, non &egrave; solo un fatto necessitato, ma anche necessario: o si cambiano infatti significativamente i rapporti di forza in modo da rendere un possibile futuro governo pi&ugrave; permeabile alle istanze sociali che non a Confindustria, oppure l'andata al governo &egrave; distruttiva di qualsiasi ipotesi politica di sinistra. Prima la societ&agrave; e poi l'esecutivo, altrimenti la sinistra si colloca a mezz'aria. Del resto, non si spiega perch&eacute; il Pci, quando era all'opposizione, pesava 500 volte pi&ugrave; di noi nella determinazione delle scelte del governo, eppure noi stavamo in maggioranza.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Il prossimo congresso del Prc potrebbe, secondo molti, trasformarsi in una lotta intestina, in una resa dei conti che lo spaccherebbe. E' un rischio reale?</strong></div>
<div align="justify">Ho puntato ad un congresso che fosse a tesi, su un documento unitario che mettesse in comune gli elementi che ci uniscono, e che sono tanti, isolando i punti di distanza. Secondo me era il modo migliore per evitare tensioni eccessive e rotture interne, oltre che per scongiurare il rischio che si organizzassero congressi nei circoli dove cinque documenti vengano mal digeriti. Su questo per&ograve; i presentatori delle altre mozioni non sono stati d'accordo. Al contrario, &egrave; in atto una forzatura che potrebbe trasformare il congresso da un momento di discussione sulla prospettiva politica a un referendum su alcuni nomi. Questo &egrave; un pericolo reale e porta con s&eacute; quello di trasformare la partecipazione democratico in senso plebiscitario.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Che congresso vorresti?</strong></div>
<div align="justify">Un'assise che sia un luogo di discussione chiara sulle prospettive politiche, in cui la mia tesi di fondo &egrave; che la sinistra debba essere costruita dal basso, dalla societ&agrave;, a partire dall'opposizione. E per questo deve essere plurale e rispettare le diverse identit&agrave;. A questo scopo il Prc non &egrave; un ostacolo ma una risorsa, una delle parti che possono costruire questo processo. Un Prc che &egrave; quindi utile e necessario, ma non sufficiente: non c'&egrave; nessun settarismo ma la chiarezza di un percorso plurale. E' anche un modo per fare i conti con un errore novecentesco: il mito del partito unico, che poi non &egrave; mai tale, a cui invece bisogna contrapporre la lezione del movimento delle donne che ci insegna che il problema &egrave; quello di valorizzare le differenze senza che questo diventi gerarchia, che ci insegna il nesso fra uguaglianza e diversit&agrave;. Un nuovo partito qualora lo facessi non interesserebbe alle tante persone che in tanti modi diversi fanno politica.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>Se la strada per l'unit&agrave; non &egrave; il partito unico, qual &egrave;?</strong></div>
<div align="justify">La risposta &egrave; in quella che prima definivo rete di relazioni stabili, che massimizzi gli elementi di unit&agrave; senza cancellare le differenze. A partire dal basso e dall'opposizione. Evitando le costituenti politiche che ci consegnerebbero una sinistra divisa e vecchia, che perpetua l'idea di formazioni politiche calate dall'alto. Noi abbiamo avuto il berlusconismo, con l'idea del capo carismatico e che il Pd ha scimmiottato con le primarie, ma non va riproposta in casa nostra perch&eacute; &egrave; distruttiva e non costitutiva per la sinistra. La figura del leader non risolve i problemi politici: noi abbiamo avuto un Bertinotti che ha incassato l'8%, ma lo stesso, con la sinistra unita, ha poi raggiunto alle ultime elezioni il 3%. Quindi il problema &egrave; politico, &egrave; di progetto, e non si risolve con la delega ad un &quot;capo&quot;. Questo funziona forse per le destra, ma non per la sinistra che &egrave; un processo di partecipazione oppure non &egrave;. Soprattutto in una fase di crisi come questa.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Prc, il Cpn approva il regolamento.Vendola si candida, Ferrero ancora no]]></title>
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		<created>2008-05-13T10:14:55+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/rifondazione_logo.jpg" align="right" border="1" alt="" />
<div align="justify">Via al congresso. Sciolti, non senza fatica, i nodi delicatissimi dei documenti e del regolamento, il percorso congressuale &egrave; ufficialmente avviato. C'&egrave; anche un candidato ufficiale, quello della ex maggioranza rimasta fedele a Fausto Bertinotti e Franco Giordano: &egrave; Nichi Vendola, che domenica in una conferenza stampa al termine del comitato politico nazionale, ha sciolto le riserve, annunciando, al contempo, che rester&agrave; alla guida della regione Puglia &laquo;fino alla fine del mandato&raquo;. Se si vuole, la due giorni di Cpn si &egrave; conclusa con un pareggio. Come era annunciato, visto che non si era trovato un accordo, sar&agrave; un congresso per documenti contrapposti, come volevano Giordano e i suoi, e non a tesi emendabili, come chiedevano Paolo Ferrero, Claudio Grassi e Ramon Mantovani. Una &laquo;sconfitta&raquo; ammette l'ex ministro. </div>
<div align="justify">Ma anche il documento &quot;bertinottiano&quot;, primo firmatario Vendola, avr&agrave; il suo bel da fare per affermarsi. Infatti, le mozioni sulle quali il corpo del partito dovr&agrave; esprimersi sono cinque: oltre alle due &quot;principali&quot;, ci sono quelle delle due minoranze &quot;storiche&quot; - L'&quot;Ernesto&quot; di Gian Luigi Pegolo e Fosco Giannini e &quot;Falce e martello&quot; di Claudio Bellotti) - e la &quot;new entry&quot; di Franco Russo, Walter De Cesaris e Gabriella Stramaccioni, che tra le altre cose, propongono che il congresso di luglio non elegga alcun segretario. Quest'ultimo documento ha rischiato di venir escluso dalla &quot;competizione&quot;: non aveva le cinque firme necessarie perch&eacute; potesse essere presentato. Il Cpn, per&ograve;, ha approvato un emendamento, proposto dallo stesso Franco Russo e sul quale si sono dichiarate favorevoli tutte le componenti, che abbassava a tre il numero delle firme. Cinque documenti, dunque, che oggettivamente rendono pi&ugrave; difficile la &quot;corsa&quot; dei due principali concorrenti; tanto che qualcuno paventa il rischio che nessuno dei due ottenga il 51 per cento dei consensi. La sfida, va da s&eacute;, sar&agrave; all'ultimo voto: dal che si capisce il perch&eacute; delle tensioni sulla votazione del regolamento congressuale.</div>
<div align="justify">E' qui che gli &quot;antibertinottiani&quot; (ci si scuser&agrave; la semplificazione) hanno ottenuto una netta maggioranza. Pomo della discordia l'articolo 9, quello che regola le modalit&agrave; di voto nei congressi di circolo (questione procedurale, ma a ben vedere di sostanza). La formula proposta da Ciccio Ferrara fissava un orario, dalle due alle quattro ore, con la possibilit&agrave; di ottenere &quot;in automatico&quot; una deroga per chi fosse nell'impossibilit&agrave; di presentarsi (turni di lavoro, problemi familiari eccetera); modalit&agrave; in grado di &laquo;esprimere la massima partecipazione democratica&raquo;, di garantire &laquo;pari dignit&agrave;&raquo; tra gli iscritti che prendono parte al dibattito e quelli che vengono solo per votare e di evitare &laquo;discriminazioni e discrezionalit&agrave;&raquo; nelle deroghe, come ha spiegato Nicola Fratoianni, intervenendo a favore. L'altra proposta, formulata da Stefano Alberione, prevedeva invece l'appello nominale con doppia chiama appena concluso il dibattito, cos&igrave; come &laquo;hanno scelto di fare, con un grande successo di partecipazione, i Giovani comunisti&raquo;, ha precisato Mantovani, secondo il quale l'altra modalit&agrave; &laquo;fa diminuire il numero di chi partecipa ai dibattiti&raquo;, facendoli diventare nient'altro che dei &laquo;referendum&raquo;, e favorisce il cosiddetto &laquo;cammellaggio&raquo;. Gi&agrave; calda, la discussione si &egrave; fatta tesissima (a colpi di &laquo;Tu vuoi impedirmi di votare&raquo;; &laquo;E tu vuoi portare le truppe di qua e di l&agrave;&raquo;), al punto che la presidenza ha sospeso i lavori per dare modo al comitato di gestione di sbrogliare la matassa. I &quot;dodici&quot; hanno quindi concordato di mettere in votazione le due proposte e poi dare la possibilit&agrave; di subemendare quella vincente. Con 113 voti contro 74 (e un astenuto) il Cpn ha approvato la formulazione di Alberione.</div>
<div align="justify">Ma non era ancora finita. L'articolo 9, infatti, &egrave; stato ulteriormente modificato nella parte in cui si stabiliscono le modalit&agrave; con le quali la presidenza del congresso pu&ograve; concedere o negare le deroghe: le decisioni dovranno essere &laquo;motivate&raquo; (come aveva chiesto Roberto Musacchio) e saranno a &laquo;maggioranza dei 4/5&raquo; e non pi&ugrave; &laquo;all'unanimit&agrave;&raquo;. Alla fine, il regolamento cos&igrave; modificato ha ottenuto 124 s&igrave; (con Ferrero si sono schierate le altre minoranze, compresi Russo e De Cesaris), nessun contrario e 62 astenuti. Un risultato che l'ex ministro del Welfare giudica &laquo;positivo&raquo; perch&eacute; garantisce un &laquo;metodo di votazione&raquo; che &laquo;rende pi&ugrave; difficili i cammellaggi: in passato si sono verificati e non sono tra le pagine migliori della nostra storia&raquo;.</div>
<div align="justify">Per la cronaca, anche l'articolo 7 del regolamento (quello relativo alla elezione dei delegati) &egrave; stato al centro di un dibattito piuttosto aspro. E qui le &quot;correnti&quot; non c'entrano. Nel testo originario si parlava di &laquo;composizione tendenzialmente paritaria&raquo; (dal punto di vista dei generi), una formulazione, secondo Imma Barbarossa, in contrasto con quanto deciso alla conferenza di organizzazione di Carrara, dove si &egrave; stabilito che sempre deve essere garantita una presenza femminile al 50% in qualsiasi organismo di partito, pena la sua decadenza. Inevitabile, dunque, che Barbarossa proponesse di cancellare la parola &laquo;tendenzialmente&raquo;, suscitando per&ograve; numerose proteste: contrario si &egrave; detto, per esempio, Stefano Zuccherini (&laquo;Come la mettiamo con un circolo di lavoro, dove non ci sono donne o magari uomini?&raquo;); ma contraria era anche Marilde Provera: &laquo;Sono stronzate, solo chi non lavora nel partito, a partire dai dirigenti, non lo sa&raquo;. L'emendamento comunque &egrave; passato (62 favorevoli, 44 contrari), con la promessa che sar&agrave; applicato &quot;cum grano salis&quot;.</div>
<div align="justify">L'appuntamento adesso &egrave; a Chianciano, i prossimi 24-27 luglio: la parola va agli iscritti. I quali, in questi due mesi e mezzo che rimangono, dovranno decidere se lavorare per la &laquo;ricostruzione del Prc&raquo; e per un &laquo;coordinamento con le altre forze della sinistra&raquo;, ma solo ai fini dell'opposizione al governo Berlusconi e senza arrivare ad un nuovo partito, come sostengono gli &quot;antibertinottiani&quot;; oppure se impegnarsi per una &laquo;costituente della sinistra&raquo;, a partire dal Prc ma senza ritorni identitari e, soprattutto, salvaguardando il patrimonio di innovazione politico-culturale del partito. A questa seconda opzione si candida Nichi Vendola: &laquo;Sono un candidato eccentrico per un'impresa ardimentosa&raquo;, ha detto domenica nella conferenza stampa in cui ha ufficializzato la sua corsa alla segreteria del Prc e in cui Franco Giordano &egrave; tornato a ribadire di non voler far parte degli organismi esecutivi che usciranno dal congesso: dovrebbero farlo &laquo;tutti quelli che hanno avuto compiti direttivi, anche nel governo del Paese&raquo;.</div>
<div align="justify">Chiaro riferimento a Ferrero, il quale replica che la candidatura di Vendola spaccher&agrave; la sinistra: &laquo;Vedo gi&agrave; in rotta di collisione la costituente comunista di Oliviero Diliberto e la costituente socialista di Nichi Vendola. Io credo che, invece di procedere per costituenti opposte, si debba ripartire dal basso, dai militanti e dai simpatizzanti&raquo;. Quanto a lui, nessuna candidatura ufficiale: &laquo;Il nome del segretario si decide alla fine; &egrave; pi&ugrave; importante discutere della proposta politica&raquo;. Senn&ograve; &egrave; &laquo;americanizzazione&raquo; della politica; si fa un &laquo;plebiscito&raquo;. &laquo;La scoppola che abbiamo preso alle elezioni non &egrave; un problema di leadership. C'era Bertinotti sia quando il Prc ha preso l'8% sia quando ha preso il 3%. Il problema &egrave; decidere cosa fare&raquo;.</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><a href="http://www.comunistiuniti.it"><img alt="" src="/public/comunistiuniti.gif" align="right" border="1" /></a></div>
<div align="justify"><font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size="4"><strong><em>Aderisci all'Appello &quot;Comunisti Uniti&quot;</em></strong></font></div>
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